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Crimea e Ucraina: un pezzo della storia d’Italia

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  • GUERINI

Prendiamo dunque dal Sole 24 Ore un pezzo di storia della Crimea che riguarda anche l’impegno dell’Italia durante quella straordinaria fase storica del Risorgimento italiano.

Nell’estate 1853 lo zar Nicola I invade i principati danubiani di Moldavia e Valacchia, posti sotto la sovranità dell’Impero ottomano; pochi mesi dopo la Turchia, sostenuta da Gran Bretagna e Francia, dichiara guerra alla Russia. Gli anglo-francesi cingono d’assedio la fortezza di Sebastopoli in Crimea, principale porto russo sul Mar Nero. Londra e Parigi cercano di coinvolgere nella loro alleanza antirussa anche l’Austria, che però non si schiera. È invece il Piemonte sabaudo ad accettare di intervenire nella guerra. Nel maggio 1855 il primo ministro Cavour manda in Crimea un corpo di spedizione di 15 mila uomini al comando di Alfonso La Marmora, che prendono parte alla battaglia del fiume Cernaia (agosto 1855), distinguendosi per coraggio e preparazione militare. In settembre, dopo la caduta di Sebastopoli, il nuovo zar Alessandro II firma l’armistizio. Al Congresso di pace di Parigi, Cavour, grazie alla partecipazione piemontese alla guerra, può quindi sollevare la questione dell’unità e dell’indipendenza italiana. Dai contatti avuti con le cancellerie di Francia e Gran Bretagna, Cavour percepisce che un mutamento in Italia su iniziativa del Piemonte è fattibile, con l’appoggio delle due maggiori potenze occidentali e soprattutto di Napoleone III.

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La base navale di Sebastopoli ospita la flotta russa del Mar Nero dai tempi della zarina Caterina II, verso la fine del XVIII secolo. Nel 1954 il leader sovietico Nikita Kruscev (originario di una zona al confine tra Russia e Ucraina) “regalò” la Crimea all’Ucraina, peraltro nell’ambito dell’Urss. Con il crollo dell’Unione Sovietica, Kiev mantenne la Crimea, ma nel 1997 fu stipulato un accordo ventennale che consentiva la presenza della flotta russa. In virtù del trattato, Mosca ha il diritto di dispiegare a Sebastopoli e in Crimea un centinaio di navi e 25 mila militari. La base è stata utilizzata per la guerra del 2008 contro la Georgia. Nel 2010 i parlamenti russo e ucraino hanno ratificato un nuovo accordo che estende di altri 25 anni la permanenza della flotta in cambio di uno sconto del 30% sulle forniture del gas russo, per un valore complessivo di 40 miliardi di dollari. Condizioni radicalmente mutate oggi, dopo la caduta del presidente filorusso ucraino Viktor Ianukovich.
Sempre dai ricordi di scuola, fra i libri che gli insegnanti consigliano (o forse consigliavano, fino a qualche tempo fa) in lettura ai loro studenti figurano “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi e “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern sulla ritirata dei soldati italiani dalla Russia – e dall’Ucraina – durante la Seconda guerra mondiale. Quando la Germania nazista nel giugno 1941 decise l’attacco contro l’Urss, anche Mussolini volle mandare un corpo di spedizione italiano (contro i desideri di Hitler e senza chiedere il parere dei suoi generali), che l’anno seguente fu trasformato in Armata italiana in Russia (Armir), composta di ben 220 mila uomini, peraltro male equipaggiati e armati, che per metà persero la vita o furono fatti prigionieri.