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Dad e chiusura scuola, l’impatto sulla didattica: il report di UE ed UNESCO

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La pandemia di COVID-19 e le relative misure intraprese per il contrasto epidemiologico hanno avuto gravi conseguenze sull’educazione dei giovani e sulla loro capacità di impegnarsi e partecipare in modo significativo ed attivo alle attività scolastiche in generale.

Nel 2020 il Consiglio d’Europa e l’UNESCO hanno deciso di collaborare a un progetto di ricerca al fine di esaminare l’impatto della pandemia di COVID-19 sulla voce degli studenti e in particolare le conseguenze delle successive chiusure delle scuole sulle opportunità di voce degli studenti in Europa e nel Medio Africa orientale e settentrionale (MENA), i cui dati sono stati pubblicati la settimana corrente. Questa survey descrive in dettaglio i risultati di questo studio e fornisce raccomandazioni ai direttori scolastici e al personale, agli insegnanti, agli educatori, ai responsabili politici e ai giovani per sfruttare le lezioni apprese dalla pandemia e aiutare la comunità educativa a lavorare collettivamente per promuovere una didattica più stimolante ed inclusiva. 

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Può anche essere di interesse per i professionisti che lavorano in contesti di istruzione non formale e privata o altri settori – in particolare giustizia, sociale e sanitario – che sono quotidianamente in contatto con gli studenti. 

Ascolto limitato di docenti e studenti 

Nonostante le grandi differenze culturali, sociali ed economiche tra l’Italia e la regione MENA (acronimo per identificare il Nord Africa), gli effetti delle chiusure sono risultati simili se non identici in particolari situazioni. Il sondaggio svolto indica che la stragrande maggioranza dei giovani, indipendentemente dal fatto che vivano in Europa o MENA, considerano perse le opportunità di ricevere ascolto e di acquisire competenze per far valere i propri diritti in seguito e durante l’emergenza sanitaria. Più della metà delle strutture scolastiche governative sono rimaste chiuse durante le prime fasi di emergenza sanitaria (52 %).

Il processo decisionale degli studenti per quanto riguarda la vita scolastica risultava profondamente influenzato: circa un terzo degli insegnanti ha dichiarato in sede di acquisizione dati ha fatto presente che non ha avuto modalità alcuna di partecipare ai processi decisionali. Il dato entra in combutta con quanto dichiarato dai docenti indipendentemente dall’emergenza e dalle chiusure: circa il 10 % degli studenti non è stato chiamato ad esprimere la propria opinione su vita scolastica e didattica. Poco ascoltate le voci degli studenti anche in classe: il dato corrispondente nell’evo pre-pandemico al 76 % di soddisfazione è sceso di ben 39 punti percentuali. 

Barriere socioeconomiche e sociali: il caso del Belpaese

Il calo già considerato poc’anzi dell’ascolto riservato agli studenti non è indipendente, fa sapere l’UNESCO, dalla dimensione sociale e territoriale in cui l’istituto si colloca. Purtroppo, più il contesto sociale è sfavorevole, più la tensione sociale impazza e rischia di provocare fratture evidenti che impediscono una comunicazione fluida e diretta con insegnanti, scuola ed istituzioni. La sospensione, fa sapere il report dedicato, dei Consigli di Classe e di Istituto ha gettato ancor di più nell’ombra le istanze, le proposte e le opinioni di studenti ed insegnanti, rimasti isolati nella cupa atmosfera della DAD. L’isolamento di entrambi, studenti e docenti, ha inoltre favorito l’insorgere di psicopatie come disturbi d’ansia e depressivi, che di certo peggiorano il quadro.

Nelle scuole private la situazione non pare migliore: solo un banale +3 % di gradimento espresso a favore del clima partecipativo-decisionale venutosi a creare con l’avvento dell’emergenza. La netta differenza tra pubblico e privato persiste nell’adozione di progetti di natura comunitaria: gli istituti privati sembrano più coinvolti in progetti ed iniziative promosse dalle istituzioni europee, con una differenza di +10 % rispetto agli omologhi pubblici.