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Ritorniamo al “Ginnasio”? Non ce n’è bisogno, e il ddl di FdI è del tutto inutile

In riferimento al Vostro articolo del 9 febbraio 2026 “Liceo Classico: i primi due anni si chiameranno di nuovo Ginnasio. Lo prevede un disegno di legge targato Fratelli d’Italia” di Reginaldo Palermo, vorrei chiarire quanto segue.
Seppure sia invalso l’uso di indicare gli anni del Liceo classico con “Prima Liceo”, “Seconda Liceo”, “Terza Liceo”, “Quarta Liceo”, “Quinta Liceo” a partire dal 2010, soprattutto da quando negli Istituti secondari di secondo grado sono stati accorpati più indirizzi, per ragioni di uniformità, occorre precisare che la denominazione originaria di “ginnasio” e “liceo” non è stata abrogata normativamente.

Basti leggere l’articolo 5, comma 2, del DPR 89/2010, che recita:

“L’orario annuale delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 891 ore nel primo biennio, che mantiene la denominazione di ginnasio, corrispondenti a 27 ore medie settimanali, e di 1023 ore nel secondo biennio e nel quinto anno, corrispondenti a 31 ore medie settimanali”.
Nelle “Indicazioni nazionali” (Decreto Ministeriale 211/2010, 7 ottobre 2010) si parla genericamente di “Primo Biennio”, “Secondo Biennio”, “Quinto anno”.
Questo solo per ragioni di chiarezza. Sarebbe opportuno segnalarlo e, al limite, chiedere alle Istituzioni scolastiche di attenersi al DPR 89/2010. Ignoro disposizioni normative successive.

Paolo Saggese

Risponde l’autore dell’articolo, Reginaldo Palermo
Ringrazio vivamente il nostro lettore. Per la verità riprendendo la notizia del disegno di legge del deputato Amorese (FdI) mi sono fidato di quanto avevo letto nella relazione illustrativa secondo cui, con il Regolamento del 2010 sarebbe stata eliminata la denominazione di “Ginnasio” per le prime due classi del liceo classico. Trattandosi di un documento ufficiale,sicuramente avallato dagli esperti del Partito di Amorese, ho dato per scontato che il punto di partenza della proposta di legge fosse corretto.
Mi servirà di lezione: nel mio mestiere di giornalista devo sempre verificare in prima persona e non fidarmi di nulla e di nessuno, neppure di un deputato della Repubblica Italiana.

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