Home Disabilità Dallo sgabuzzino alla scuola privata: dallo Stato solo promesse

Dallo sgabuzzino alla scuola privata: dallo Stato solo promesse

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Continua la battaglia dei genitori di quel bambino di otto anni, disabile, che si è ritrovato a scuola in uno stanzino, con un paio di materassi appoggiati sul muro e una stufetta elettrica accanto e senza insegnante di sostegno.

La denuncia dei genitori ha fatto il giro del web perché, recatesi a scuola senza preavviso, hanno scoperto il figlio abbandonato dentro quello sgabuzzino usato per riporvi arnesi e non certamente alunni e in modo particolare alunni così deboli e indifesi. E così  hanno postato su Facebook l’aula di sostegno improvvisata messa a disposizione dalla scuola al piccolo, costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Ma a distanza di oltre due mesi, la madre, nonostante le assicurazioni e le promesse, gli impegni e i fiumi di parole, si ritrova al punto di partenza: “Dallo Stato solo promesse. L’unica alternativa è una scuola privata pagandomi l’insegnante di sostegno”.

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E la mamma è pure intervenuta ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano e ha raccontato: “Le maestre ci hanno detto apertamente che non erano in grado di affrontare la disabilità di mio figlio. La situazione non è cambiata. Quando le foto sul web iniziarono a girare, mi sono arrivate decine di telefonate di politici che mi dicevano che mio figlio aveva il diritto di frequentare la scuola e che sarebbe successo di lì a breve qualcosa. Non solo non è successo nulla, ma mio figlio non sta più andando a scuola”. E “questo gli sta causando problemi, perché era abituato ad andarci. Le altre scuole sul territorio hanno detto che non hanno possibilità di accoglierlo perché sono piene. E nelle scuole le insegnanti di sostegno spesso non sono qualificate e non sanno come gestire una disabilità come quella di mio figlio”. “E’ un disastro totale. C’è anche una legge che dice che se tuo figlio non va alla scuola dell’obbligo commetti un reato. Ma lo Stato – ha concluso la madre del bambino – non mi mette in condizione di poterlo fare. Una scuola privata mi ha dato la disponibilità ad accoglierlo, ma non hanno un insegnante di sostegno, quindi dovrei pagarla io”.