Un appello senza mezzi termini quello del giornalista ed europarlamentare Sandro Ruotolo durante un dibattito in plenaria a Strasburgo, dove ha messo in guardia contro i rischi derivanti dall’esposizione incontrollata dei minori al mondo digitale.
Il discorso si è focalizzato sulla responsabilità delle piattaforme e sulla necessità di un intervento istituzionale immediato per arginare quello che il giornalista ha definito un “danno irreversibile”.
Ruotolo ha fornito dati precisi per illustrare la portata del problema, evidenziando che oggi il 97% dei giovani usa internet ogni giorno. L’uso intensivo ha portato conseguenze preoccupanti, tanto che un giovane su quattro è risultato essere “dipendente dallo smartphone”. Le ore trascorse online dai ragazzi superano ogni soglia di allerta: Ruotolo ha sottolineato come la fascia d’età tra gli 11 e i 14 anni superi le 9 ore al giorno connessa, mentre i bambini più piccoli, tra gli 8 e i 10 anni, arrivino a 6 ore di navigazione quotidiana. Dentro queste ore, secondo il politico, si annidano pericoli concreti e crescenti: dal cyberbullismo alla pornografia con contenuti d’odio, dal gioco d’azzardo all’esposizione a pubblicità opache.
Ecco uno stralcio del suo intervento: “Devono essere i genitori, non gli algoritmi, a crescere i nostri figli. Ha ragione la Presidente Von Der Leyen. Ma la realtà è che oggi il 97 % dei giovani usa internet ogni giorno, e uno su quattro è dipendente dallo smartphone. E pensate che tra gli 11 e i 14 anni si superano le 9 ore al giorno online, e tra gli 8 e i 10, 6 ore. Dentro queste ore ci sono cyberbullismo, pornografia, contenuti d’odio, gioco d’azzardo, pubblicità opache. Non è che possiamo incolpare i ragazzi o le famiglie. La responsabilità è nostra perché siamo intervenuti tardi e delle piattaforme che usano tecniche manipolative. Dobbiamo porre un limite di età. Vietato vietare è uno slogan efficace, ma prima di tutto dobbiamo pensare a proteggere i minori. Noi non possiamo consegnare una generazione all’addestramento dei signori delle big tech. O interveniamo adesso, o il danno sarà irreversibile”.