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Didattica a distanza, nella scuola dell’autonomia è permesso tutto ciò che non è vietato

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Vorrei, al contempo, ringraziare coloro che sono intervenuti in questa sede a proposito di un mio pezzo, e tranquillizzarli sul fatto del rispetto dei contratti, delle leggi e dei principi costituzionali.
I quali è sempre bene tenerli presente, ci mancherebbe altro, ma nei termini di riferimenti in positivo, e non in negativo.
Perché questo è il punto.

E lo spiegavo proprio alla fine del mio discusso intervento: “Dobbiamo ricordarcelo sempre: non sono le norme a determinare la vita, ma è la vita che chiede alle norme di riconoscerla, secondo equità e diritto per tutti. Perché sono le persone la fonte del diritto”.

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In altri termini, la provocazione, se così posso dire, era ed è funzionale a questo punto chiave della visione democratica della convivenza, quello che deve sempre vedere la finalità prima del nostro e di qualsiasi servizio pubblico, cioè la libertà come responsabilità.

In altre parole, quando si invoca il contratto per dire che non è prevista la didattica a distanza, questo non significa che non sono tenuto a fare la mia parte, il massimo della mia parte, pur nelle difficoltà che tutti conosciamo.
Cioè non possiamo invocare le norme in senso negativo, ma le possiamo invocare solo a patto di intenderle come garanzia di base perché, come già avviene, e come l’hanno ben compreso quasi tutti, poi ognuno debba fare la propria parte anche quando, come nel nostro caso, ci troviamo di fronte ad una situazione imprevista ed imprevedibile.

Ed è da irresponsabili richiamare, in questi casi, come è stato fatto in tante mail che ho ricevuto, la libertà di insegnamento, anche qui in senso negativo, la quale è stata, come noto, introdotta dal costituente pensando al superamento della stagione del minculpop, ma non come privilegio individualistico e come sentiero privilegiato perché ognuno faccia come gli pare.
Il che è tanto vero che ogni scuola è tenuta a darsi un profilo educativo e culturale, con i dipartimenti, organi funzionali del collegio, a proporre le programmazioni di base, secondo le linee del Ptof, ed i consigli di classe a sintetizzare in forma equilibrata e ragionata secondo le esigenze delle diverse classi.

Quando, ad esempio, noi parliamo di autonomia a scuola, la dobbiamo intendere anche questa in positivo: non “tutto ciò che non è permesso è vietato”, ma “tutto ciò che non è vietato è permesso”.

Per cui, ecco il paradosso: se uno segue un pensiero negativo (la didattica a distanza non è normata), è giusto che vada oltre, che sospenda il contratto nel senso che vada oltre.
Ecco, quell’andare oltre anzitutto culturale, cioè di sensibilità e di elaborazione, come ho cercato di spiegare nel pezzo uscito stamattina, che realizza, questa sì, la libertà come responsabilità. E tutti siamo tenuti a prenderci le nostre responsabilità. Sapendo, infine, il momento straordinario che stiamo vivendo.
Dispiace, quindi, che docenti che insegnano abbiano travisato il ragionamento, fermandosi al titolo del pezzo, titolo provocatorio, come si è visto.
Cosa implica il “pensiero critico”, se non questo andare oltre?

Per cui, concludendo, in una situazione che conosciamo, trovandoci tra sospensione della didattica in presenza, da un lato, ed il preside che, come sta scritto, è tenuto ad attuare la didattica a distanza: credo sia scorretto qualsiasi tentennamento, di fronte alla responsabilità di offrire il massimo di scuola possibile, con l’aiuto della tecnologia, sapendo che anche questa è scuola, anche se la vera scuola, e l’abbiamo detto tutti, vive di relazione diretta, vive anzitutto guardandosi negli occhi, consapevoli dello sfondo socratico della vita di classe.
Che questo l’abbia compreso la quasi totalità dei nostri docenti, che dobbiamo tutti ringraziare, la dice lunga della solidarietà che stiamo respirando.
Quindi, e chiudo veramente, credo sia finito il tempo del pensiero negativo, individualistico, quello che si nasconde dietro alle norme.
Perché le norme stesse sono al servizio delle persone, e non viceversa.
Questo il senso pieno di quella mia provocazione.
Spero di essere stato compreso, anche se dispiace che qualcuno abbia travisato la mia intentio veritatis.