Due regioni si muovono contro il piano di dimensionamento scolastico del Governo. L’Umbria e la Toscana hanno infatti depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contestando i criteri con cui il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia hanno definito il numero delle autonomie scolastiche e delle dirigenze per l’anno 2026/2027.
L’assessore regionale all’Istruzione, Giuseppe Barcaioli, ha annunciato che la Giunta umbra ha formalmente impugnato il decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025, che assegna alla regione 130 autonomie scolastiche, due in meno rispetto a quanto ritenuto corretto.
Secondo Barcaioli, il Ministero avrebbe utilizzato stime previsionali invece dei dati effettivi sulle iscrizioni:
“Pretendiamo che la normativa venga applicata in modo coerente con la realtà delle scuole umbre”, ha dichiarato, ricordando che la regione conta oltre 101 mila studenti e un territorio in gran parte montano, dove la scuola rappresenta spesso l’unico presidio pubblico.
L’assessore ha sottolineato che l’Umbria ha già rispettato buona parte delle richieste ministeriali, con sette accorpamenti scolastici su nove già realizzati, ma che “l’assenza di risposte da Roma” ha costretto la Regione a ricorrere alle vie legali.
Anche la Regione Toscana ha scelto la via del ricorso straordinario al Capo dello Stato, sostenuta dalle sigle sindacali Cgil e Flc Cgil, che hanno organizzato un presidio a Firenze davanti alla Prefettura e al Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale.
Il segretario generale della Flc Toscana, Pasquale Cuomo, ha chiesto al presidente Eugenio Giani di sospendere la delibera regionale sul dimensionamento e di “fare un passo indietro” di fronte ai 16 accorpamenti previsti.
“Chiederemo ai nuovi consiglieri un atto di coraggio – ha detto – per non andare avanti con un piano che mette a rischio il diritto all’istruzione e diversi posti di lavoro, soprattutto tra docenti e personale Ata”.
Durante la mobilitazione, il segretario generale della Cgil Toscana, Rossano Rossi, ha confermato il deposito del ricorso, motivato dal divario tra le stime Istat e i dati reali: 428.679 studenti stimati contro 436.671 iscritti effettivi.
“Le nostre scuole non possono essere ridimensionate su numeri errati – ha dichiarato Rossi –. Apprezziamo la scelta della Regione, primo risultato di una mobilitazione che continuerà finché il Governo non rivedrà i piani”.