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Diplomati, si allarga l’esercito dei “pentiti”

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Solo uno studente italiano su tre si sente appagato della scelta scolastica che ha fatto. E tra quelli che al termine della maturità riescono a trovare lavoro, solo il 20 per cento ritiene che le conoscenze, capacità e competenze acquisite alle superiori siano molto utili per l’attività che svolgono. Sono questi gli esiti (preoccupanti!) delle risposte date dai diplomati nell’ultimo triennio ai ricercatori del consorzio universitario ‘AlmaLaurea’: i risultati, presentati durante un convegno svolto a Bologna il 14 dicembre su ‘Efficacia dell’istruzione e orientamento dei diplomati’, non sono da sottovalutare perché hanno riguardato quasi 30.000 diplomati di 246 istituti di 14 Regioni, la maggior parte però collocati in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna e Toscana.
Quelli maggiormente pentiti sono si sono rivelati gli studenti usciti dai licei: quasi la metà (il 48 per cento) ha ammesso di aver frequentato un corso dai contenuti troppo diversi da quelli preventivati all’atto dell’iscrizione. Va meglio, ma di poco, per i diplomati nei tecnici, dove si sono detti delusi il 43 per cento, e nei professionali, dove il 45 per cento ha detto che se potesse rifarebbe un’altra scelta.
In generale, a dirsi contenti della scuola superiore frequentata sono stati solo il 32 per cento. A pesare, nel giudizio negativo, è anche l’aver dovuto studiare delle discipline reputate poco adeguate ai tempi ed al mercato lavorativo. Un punto, quest’ultimo su cui dovrebbero interrogarsi anche gli addetti all’orientamento scolastico, visto che dei diplomati usciti dai professionali e dai tecnici tra il 2008 e il 2010 almeno il 30 per cento è alla ricerca di un impiego. Queste cifre assumono il valore della beffa se si pensa che dalle aziende (fonte Confindustria) continuano a giungere richieste di diverse decine di migliaia di profili che annualmente rimangono privi di candidati perché non vi sarebbero specializzati.
Il disorientamento tra gli studenti prosegue pure all’Università. Dove, anche se in calo costante, confluiscono la maggior parte dei diplomati. Il problema è che al termine dal primo anno oltre il 10 per cento ha già avuto dei ripensamenti: circa la metà di questi ha abbandonato, mentre l’altra parte ha cambiato Facoltà.