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20.07.2025

Dirigenti scolastici: quali attività formative?

Fabio Guarna

Il tema della dirigenza scolastica, nell’ambito più ampio della dirigenza pubblica, rappresenta da tempo un punto focale nel dibattito sul sistema scolastico.
Sebbene non coinvolga numericamente una platea vasta, la questione merita la massima attenzione, alla luce del ruolo strategico che il dirigente scolastico riveste nella scuola dell’autonomia. Un contributo ragionato su questo fronte può rivelarsi utile non solo sotto il profilo organizzativo, ma anche nel rafforzare le rivendicazioni, ormai mature, della categoria in ordine a un trattamento retributivo più allineato a quello di altri comparti della dirigenza pubblica.

Dirigente scolastico: un profilo professionale complesso

Una definizione più compiuta del profilo, infatti, può agevolare — anche per chi è chiamato a decidere in termini di risorse — un’allocazione più consapevole e giustificata degli investimenti necessari, nonché aprire, in prospettiva, a meccanismi di mobilità e interscambio professionale tra comparti, già sperimentati altrove ma non ancora osservabili, per così dire, nell’ambito della dirigenza scolastica.
Il passaggio dalla figura del preside a quella del dirigente ha determinato una profonda trasformazione funzionale, che impone oggi una più chiara e coerente definizione del ruolo, strettamente integrata nell’impianto della pubblica amministrazione. Una riflessione organica sul reclutamento non può dunque prescindere da tale quadro evolutivo.

Scuola nazionale di amministrazione: che fine ha fatto?

Chi scrive intende richiamare, a tal proposito, una proposta istituzionale avanzata circa un decennio fa, rimasta inattuata, che potrebbe oggi costituire un interessante contributo al dibattito in corso. Formulata nell’ambito di un più ampio progetto di riforma del sistema scolastico, essa prevedeva l’introduzione di un corso-concorso annuale per la formazione dei dirigenti scolastici, organizzato dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA).
L’obiettivo era quello di avvicinare la dirigenza scolastica agli standard formativi e selettivi propri della dirigenza pubblica, secondo criteri di omogeneità e coerenza istituzionale.
Sebbene rimasta sulla carta, tale ipotesi conserva oggi piena attualità, anche alla luce dell’evidente disallineamento tra le responsabilità effettivamente esercitate dal dirigente scolastico e le modalità tuttora vigenti per l’accesso alla funzione.

Il dirigente scolastico è oggi titolare di compiti e poteri che travalicano l’ambito strettamente educativo: firma contratti, assume obbligazioni giuridicamente rilevanti, gestisce risorse finanziarie, organizza il lavoro del personale, adotta atti con rilevanza esterna e intrattiene rapporti continui con soggetti istituzionali e privati.
Funzioni che, in altri comparti della pubblica amministrazione, presuppongono una selezione basata su un percorso formativo specifico, con solide competenze in ambito giuridico, contabile e gestionale.
Nel settore scolastico, al contrario, il passaggio alla dirigenza è avvenuto attraverso un canale peculiare, non sempre adeguatamente raccordato con le competenze richieste. Per tali ragioni, l’idea di affidare alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione non necessariamente l’intera procedura selettiva, ma almeno una fase significativa del percorso formativo dei futuri dirigenti scolastici, prima del conferimento dell’incarico, appare oggi pienamente condivisibile.

La SNA, per missione istituzionale, rappresenta il luogo naturale deputato alla formazione della dirigenza pubblica e può assicurare un percorso formativo qualificato, coerente con le responsabilità connesse al ruolo.
Garantire il coinvolgimento della Scuola Nazionale dell’Amministrazione — anche qualora non fosse direttamente titolare della selezione — significherebbe riconoscere in modo compiuto la natura propriamente dirigenziale della funzione, non solo sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa, ma anche rispetto ai principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Una proposta operativa

Perché tale percorso possa produrre effetti concreti e coerenti con le finalità sopra delineate, è tuttavia necessario che vi accedano candidati dotati di un bagaglio culturale e tecnico-professionale già strutturato, in grado di recepire e valorizzare l’elevato profilo dell’offerta formativa proposta. Non si tratta di introdurre vincoli o barriere di accesso legate a titoli specifici, ma di selezionare, in modo trasparente ed esigente, soggetti realmente idonei a ricoprire un ruolo così delicato.

Riprendere oggi quella proposta significa, in definitiva, non solo riformare una procedura di reclutamento, ma ripensare l’intero sistema (individuando anche figure, non necessariamente già presenti nell’organico scolastico, in linea con modelli organizzativi propri di altri comparti) secondo logiche di coerenza istituzionale, efficienza organizzativa e responsabilità pubblica. Significa rafforzare l’identità professionale del dirigente scolastico e creare le condizioni per una più forte e legittima rivendicazione in termini di riconoscimento economico, proporzionato alla natura e al livello delle funzioni svolte. Il dirigente scolastico non può più essere visto come figura a cavallo tra didattica e gestione. Egli è, a tutti gli effetti, un attore della pubblica amministrazione, chiamato ad operare con consapevolezza giuridica e responsabilità amministrativa.
E come tale deve essere formato, selezionato e trattato, secondo gli stessi standard qualitativi richiesti a ogni altro dirigente pubblico. Un’ultima annotazione sul tema dell’accesso alla dirigenza pubblica: sarà senz’altro interessante comprendere come si tradurrà, anche sul piano applicativo, la recente iniziativa normativa che introduce l’accesso alla dirigenza tramite percorsi fondati sulla valutazione del merito — una novità che, per come attualmente strutturato il sistema, presenterebbe elementi di complessità nel settore della dirigenza scolastica.

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