Non sarà che i giovanissimi stanno male perché sono spinti solo a consumare e comprare, privati di orizzonti di senso e di futuro, e anche delle parole per dire la sofferenza? Contro di loro, una campagna soffocante “lifelong marketing” interrotta solo – qualche volta, sempre meno – dalla scuola, pronta a essere trasformata anch’essa in una “fiera” permanente dell’ “innovazione”.
Data la gravità della situazione, bisognerebbe smetterla con le pagliacciate da azienda di serie z (“facilitatori”, “orientatori”, “life skills”…) e investire su una scuola che faccia vivere agli adolescenti la socialità, l’amicizia, gli affetti, in un contesto protetto da regole al servizio della crescita, e permetta loro di trovare punti di riferimento in un vero dialogo intergenerazionale, con il tempo che ci vuole per instaurarlo; che proponga dei percorsi culturali significativi capaci di riempire di pensiero e di senso l’esperienza e parole e conoscenze che aiutino a interpretare la realtà e a capire meglio se stessi; che intercetti il disagio lì dove si manifesta, con l’intervento di veri professionisti del campo psicologico, senza improvvisazioni dannose e confusive che non hanno nulla a che fare con un’autentica preparazione psicologica.
E ai beceri razzisti per cui “è tutta colpa degli stranieri” ecc. ecc., e che chiudono gli occhi su come stanno e cosa combinano molti italianissimi adolescenti, bisognerebbe chiedere dove sono i corsi L2 per gli studenti non madrelingua e i mediatori culturali per chi è arrivato da poco nel nostro Paese.
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33
Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate