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Aggiornato il 04.08.2025
alle 15:37

Dispersione scolastica implicita in aumento, apprendimenti in calo, fondi PNRR poco utili: la Fondazione Agnelli legge così il Rapporto Invalsi

Reginaldo Palermo

Una acuta riflessione sugli ultimi esiti delle rilevazioni Invalsi è stata pubblicata recentemente nel sito Lavoce.info a firma di Andrea Gavosto e Barbara Romano, rispettivamente direttore e ricercatrice presso la Fondazione Agnelli.

L’ultimo rapporto Invalsi, sostengono gli autori del saggio, conferma le criticità del sistema scolastico nazionale ed evidenzia il peggioramento della scuola primaria.

A cinque anni dalla pandemia – sostengono Gavosto e Romano – i dati confermano le debolezze storiche del sistema scolastico, con l’aggravante di nuove criticità, soprattutto nella scuola primaria. Non solo permangono gravi difficoltà nel garantire competenze di base a tutti gli studenti, ma si assiste anche a un progressivo declino delle eccellenze.
Il quadro che emerge dalla scuola primaria sarebbe particolarmente preoccupante. Già al secondo anno, infatti, il 34% degli alunni non raggiunge il livello minimo in italiano, mentre solo il 21% si colloca nelle fasce alte, in calo di otto punti rispetto al 2019.
La spiegazione andrebbe ricercata nel fatto che molti alunni, in particolare quelli provenienti da contesti svantaggiati, hanno subito un forte rallentamento nello sviluppo delle competenze linguistiche e relazionali, acuito dalla scarsa frequenza alla scuola dell’infanzia durante l’emergenza sanitaria.

Al termine del ciclo primario, la situazione resta critica: il 27% degli studenti non raggiunge il livello base in italiano, e oltre il 40% in matematica. A destare maggiore preoccupazione è la crescente quota di alunni che restano nelle fasce più basse di competenza, a scapito dei livelli più elevati.

Alla fine del primo ciclo, il 41% degli studenti è sotto il livello base in italiano e il 44% in matematica. Il calo degli studenti che raggiungono livelli adeguati è continuo: 7 punti percentuali in meno dal 2018. I ragazzi e le ragazze più fragili, pur ottenendo formalmente il diploma di terza media, spesso non possiedono le competenze minime per affrontare con successo le scuole superiori. La scuola, anziché riequilibrare le disuguaglianze sociali, le cristallizza o addirittura le amplia.

Nel secondo ciclo – sempre secondo l’analisi dei due studiosi – le criticità si accentuano ulteriormente. In seconda superiore, sia in italiano che in matematica, si registra un calo dell’8% rispetto al 2019 nel numero di studenti che raggiungono i traguardi previsti. Particolarmente rilevante è il peggioramento nel Nord-Ovest e Nord-Est, che perdono rispettivamente fino a 13 punti in italiano e 16 in matematica.

Anche i dati relativi all’ultimo anno della secondaria di secondo grado sono allarmanti: rispetto al 2019, il numero di studenti che raggiunge i livelli minimi in italiano e matematica è sceso di 12 punti percentuali. Preoccupante è anche la crescita della dispersione implicita, ossia di studenti che ottengono il diploma senza avere realmente acquisito competenze sufficienti.

I dati Invalsi dicono che la dispersione implicita (studenti che non raggiungono il livello adeguato sufficiente in tutte le quattro prove Invalsi – Italiano, Matematica e le due di Inglese) nel 2025 è di nuovo peggiorata (8,7%) dopo un lieve miglioramento nel 2024 e resta comunque più alta dell’ultimo dato pre-pandemia (7,5% nel 2019).
Altro discorso va fatto invece per la dispersione esplicita che, secondo la definizione europea, riguarda i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato il sistema scolastico o formativo senza conseguire un titolo di livello secondario superiore o una qualifica professionale). In questo caso (il dato proviene però non dalle rilevazioni Invalsi ma dalle indagini Istat-Eurostat) la dispersione è scesa nel 2024 al 9,8% (era il 10,5% l’anno prima), al di sotto quindi del target previsto dal PNNR 2026 (10,2%).

Una nota positiva arriva invece dalla nuova prova sperimentale sulle competenze digitali prevista per gli alunni del secondo anno della secondaria di secondo grado.
Oltre l’80% degli studenti – infatti – ha raggiunto almeno un livello intermedio in tutte le aree testate (informazione, comunicazione, creazione di contenuti, sicurezza digitale e problem solving), e oltre il 90% si è dimostrato competente nella comunicazione digitale. Tuttavia – avvertono Gavosto e Romano – queste competenze sono spesso sviluppate fuori dalla scuola, tramite l’uso autonomo di piattaforme social e videogiochi creativi, e non possono ancora essere considerate un successo strutturale del sistema scolastico.

A conti fatti, insomma, nonostante le risorse straordinarie investite attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Rapporto Invalsi non evidenzia miglioramenti significativi in termini di riduzione della dispersione, rafforzamento delle competenze di base o superamento dei divari territoriali. Il rischio è che gli interventi messi in campo siano troppo frammentati e a breve termine per produrre un cambiamento reale.

Secondo i due studiosi, per affrontare le sfide strutturali della scuola italiana servono interventi di lungo periodo, coerenza nelle politiche, e una nuova visione della professione docente: servono insegnanti meglio formati, valorizzati economicamente, e capaci di risvegliare negli studenti curiosità, motivazione e senso critico.

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