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03.04.2026

Disturbi psichici per 1 giovane su 5, il Governo vara il Piano nazionale per la salute mentale: a scuola prevenzione e psicologi

Dopo oltre tredici anni, l’Italia torna a elaborare un nuovo Piano nazionale per la salute mentale. Ad annunciarlo, a nome del Governo Meloni, è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha parlato, come riporta Ansa, di un intervento “organico” accompagnato, nel primo anno, da uno stanziamento di 30 milioni di euro per l’assunzione di nuovi professionisti. Il piano introduce anche un elemento innovativo: un capitolo dedicato alle dipendenze, tra cui quelle legate ai social media e ainternet, fenomeni sempre più diffusi tra i giovani.

Il rafforzamento delle politiche sulla salute mentale arriva in risposta a dati sempre più preoccupanti. In Italia, come riporta il Ministero della Salute, circa 1 persona su 6 soffre di disturbi psichici.

Ancora più significativo è il dato relativo ai minori: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa 2 milioni di bambini e adolescenti presentano disturbi neuropsichiatrici, pari a circa 1 su 5.

A livello globale, l’OMS dice che un adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale. Inoltre, circa il 75% dei disturbi mentali insorge prima dei 24 anni, un elemento che rende evidente il ruolo centrale della scuola nell’individuazione precoce.

Proprio per questo, il piano punta con decisione sull’ambiente scolastico. Il ministro Schillaci ha sottolineato l’importanza della presenza di psicologi nelle scuole, considerati un “presidio importantissimo” per intercettare il disagio in età precoce. E quello degli psicologi è un ruolo delicato, che non può essere demandato agli insegnanti.

La ricerca conferma questa impostazione: secondo American Psychological Association (APA), la psicologia scolastica contribuisce al benessere degli studenti e alla prevenzione dei disturbi mentali.

Inoltre, come riporta Collaborative for Academic, Social, and Emotional Learning (CASEL), programmi di apprendimento socio-emotivo migliorano competenze come gestione delle emozioni, empatia e relazioni sociali.

Tra le novità più rilevanti del piano c’è il riconoscimento delle dipendenze digitali come problema sanitario emergente. Secondo diversi studi del Journal of Adolescent Health, l’uso eccessivo dei social media è associato a maggiori livelli di ansia, depressione e isolamento sociale.

In Europa, come riporta la Commissione Europea, circa il 13% dei giovani presenta problemi di salute mentale legati anche a fattori sociali e digitali.

I social secondo Unicef, non sono solo strumenti, ma ambienti che possono amplificare fragilità già esistenti, soprattutto durante l’adolescenza, fase cruciale per lo sviluppo dell’identità.

Poi c’è il nodo dello stigma. Un altro obiettivo centrale del piano riguarda la lotta allo stigma. In Italia, oltre come si nota dai dati del Censis, il 60% delle persone ritiene ancora insufficiente la risposta del sistema sanitario sulla salute mentale. Allo stesso tempo, quasi il 50% degli italiani dichiara di aver vissuto una forma di disagio psicologico Nonostante ciò, molti giovani evitano di chiedere aiuto per paura del giudizio o per mancanza di informazioni.

Il nuovo Piano nazionale segna un cambio di prospettiva: dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione strutturale. E in questo cambiamento, la scuola assume un ruolo strategico. Non solo luogo di apprendimento, ma spazio di osservazione, ascolto e supporto. Perché, come evidenziano i dati dell’OMS, la salute mentale non è più un tema marginale, ma una delle principali sfide educative del nostro tempo. E affrontarla significa investire nella salute delle nuove generazioni.

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