Prima Ora | Notizie scuola del 7 maggio 2026

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I giovani non staccano mai dagli smartphone, ma i genitori sono peggio dei figli: perché poi si lamentano?

Il telefono cellulare è uno strumento sempre più presente nella vita quotidiana dei ragazzi. E le famiglie sono spesso in difficoltà nel gestirne l’utilizzo sui propri figli, anche perchè spesso non forniscono esempi virtuosi da seguire. Anzi. Così le scuole sono chiamate a confrontarsi con nuove forme di disagio giovanile, ma anche con la necessità di tracciare la strada giusta da fare seguire pure ai genitori degli alunni. È questo il quadro emerso dalla prima edizione della Giornata regionale delle dipendenze, organizzata a Roma dall’Asp Isma – Istituti di Santa Maria in Aquiro su mandato della Regione Lazio, evento conclusivo di un percorso che nei mesi scorsi aveva coinvolto Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina.

Al centro dell’iniziativa è stata presentata la ricerca “Le dipendenze digitali tra i minori”, realizzata dall’Istituto Piepoli su un campione di 500 genitori con figli tra i 6 e i 18 anni residenti nel Lazio. I dati – riportati da Adnkronos – mostrano quanto il digitale sia ormai entrato stabilmente nella vita delle famiglie: l’83% dei minori utilizza abitualmente uno smartphone, con percentuali che passano dal 65% tra i bambini dai 6 ai 10 anni fino ad arrivare al 96% tra i ragazzi di 17-18 anni.

L’indagine dell’Istituto Piepoli

L’indagine evidenzia anche un cambiamento nelle modalità di utilizzo delle piattaforme digitali in base all’età. I bambini più piccoli risultano maggiormente orientati verso videogiochi e contenuti video, mentre durante l’adolescenza aumentano soprattutto l’uso delle chat e dei social network, che raggiungono rispettivamente il 71% e il 72% nella fascia 17-18 anni. Un dato che riflette una trasformazione culturale già evidenziata anche da diversi studi internazionali: secondo il rapporto “Teens, Social Media and Technology” del Pew Research Center, negli ultimi anni i social sono diventati il principale spazio di socializzazione per molti adolescenti, influenzando relazioni, linguaggio e percezione della propria persona.

Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda il rapporto tra genitori e figli. Il 40% dei genitori dichiara infatti di avere conflitti in modo più che frequente, legati all’utilizzo della tecnologia, con la fascia più critica individuata negli 11-13 anni, dove il dato sale al 53%. Si tratta di un’età delicata, coincidente con il passaggio alla preadolescenza, periodo in cui aumentano le autonomie digitali, utilizzo dei social e bisogno di appartenenza ai gruppi online.

La tecnologia non coinvolge soltanto i ragazzi

Il 56% dei genitori ammette poi di utilizzare dispositivi digitali più di quanto vorrebbe, anche all’interno della vita familiare, spesso a causa di esigenze lavorative. Questo elemento mostra come il problema non riguardi esclusivamente i minori, ma l’intero equilibrio familiare. Molti psicologi parlano infatti di “modello educativo digitale”: i comportamenti degli adulti influenzano direttamente quelli dei figli, soprattutto durante l’infanzia.

Secondo i dati raccolti dall’indagine, i genitori osservano segnali compatibili con un uso problematico del digitale: il 36% segnala utilizzo eccessivo o incontrollato dei dispositivi, il 33% irritabilità in assenza di smartphone o tablet, il 26% riduzione del sonno, il 23% calo del rendimento scolastico e il 22% isolamento sociale. Sintomi che vengono spesso collegati dagli esperti alle cosiddette dipendenze comportamentali, fenomeni che non implicano sostanze ma meccanismi psicologici legati a ricompensa, attenzione continua e bisogno di connessione.

Secondo numerosi studi scientifici internazionali, l’utilizzo eccessivo dei social network può incidere anche sulla salute mentale degli adolescenti. Una ricerca pubblicata dal “Journal of Adolescence” ha evidenziato correlazioni tra uso intenso dei social, aumento dell’ansia e difficoltà nella qualità del sonno tra i giovani. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte sottolineato l’importanza di educare i ragazzi a un uso equilibrato delle tecnologie digitali, promuovendo relazioni offline e attività sportive o sociali.

Nonostante il 93% dei genitori consideri le dipendenze digitali un problema grave e diffuso, solo il 61% ritiene che le famiglie siano realmente in grado di riconoscerne i segnali e appena il 50% pensa di sapere a chi rivolgersi in caso di difficoltà. Ancora più significativo il fatto che il 97% non abbia mai chiesto supporto professionale sul tema, pur dichiarando nella maggior parte dei casi di adottare strategie educative come dialogo, limiti di tempo e controllo dei contenuti.

Sono gli stessi genitori a chiedere di essere formati

Sul fronte delle possibili soluzioni, quasi la metà dei genitori, il 47%, considera fondamentale investire nella formazione delle famiglie. Seguono gli interventi scolastici, indicati dal 30% degli intervistati, e il supporto psicologico, scelto dal 20%. Molte famiglie dichiarano inoltre di non sentirsi sufficientemente sostenute: solo il 41% si sente aiutato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e appena il 30% dai servizi sanitari.

Durante la Giornata regionale delle dipendenze, il presidente dell’Asp Isma Antonio De Napoli ha sottolineato l’importanza di costruire una rete territoriale stabile tra scuole, istituzioni, servizi sanitari e associazioni, spiegando che “le famiglie sono consapevoli dei rischi, ma spesso si sentono sole e prive di strumenti adeguati”.

Sulla stessa linea anche la vicepresidente dell’Asp Isma Maria Beatrice Baldini, che ha evidenziato come il problema principale non sia l’assenza di interventi ma la loro frammentazione, sottolineando la necessità di “mettere a sistema ciò che già esiste”.

L’evento di Roma ha visto anche la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, tra cui il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sottosegretario Alfredo Mantovano e l’assessore regionale alle Politiche sociali Massimiliano Maselli.

Per concludere, la ricerca presentata dall’Asp Isma ha evidenziato la necessità di una rete tra scuole e istituzioni. L’obiettivo è superare la frammentazione e fornire strumenti alle famiglie per garantire un uso consapevole della tecnologia tra le nuove generazioni.

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