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28.04.2026

“Abbiamo giovani che non sanno leggere e scrivere, bisogna mettere i soldi nella scuola”: il grido di dolore del procuratore Gratteri

“Noi abbiamo ragazzi che non sanno leggere e scrivere in lingua italiana. Le carceri minorili sono piene di analfabeti, e lo dico con dolore con dispiacere. Questo è il dramma. Bisogna incominciare a pensare nel lungo periodo, mettere i soldi nella scuola, in istruzione, per il terzo settore, per il volontariato, perché anche il volontariato costa”. A dirlo, martedì 28 aprile, è stato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, al convegno “Baby gang, disagio giovanile, nichilismo e responsabilità” all’Università Lumsa, a Roma.

Secondo Gratteri “non bisogna pensare a cose di domani o dopodomani, a ragionamenti di breve periodo. Bisogna fare ragionamenti di medio e lungo periodo, cosa che nessuno fa in Italia. È un esercizio che è finito con la prima Repubblica quando si facevano ragionamenti di progetti per l’Italia di medio e lungo periodo. Oggi non si fanno più, si discute oggi per domani, al massimo per una settimana”.

Quindi, il procuratore del capoluogo campano ha inferto una ‘stoccata’ alla moda dei social: “Noi dobbiamo avere il risultato perché dobbiamo uscire su Facebook, su Instagram e spiegare che il problema è risolto. Non funziona così”.

Secondo Gratteri, “a furia di rincorrerci in questo modo passano gli anni e i problemi sono esattamente come quando abbiamo iniziato. Bisogna resettare tutto, sedersi con calma, ma con gente che ha lavorato nella vita. Quando si fanno delle riforme, e spesso si pensa che ci sia malafede e che sia qualcuno che è un imbroglione, non è così. Si tratta banalmente di incompetenze, di gente non addetta ai lavori che è messa lì per fare cose che non ha mai fatto nella vita, non ha mai studiato in teoria quel problema.

Sull’emergenza educativa, il procuratore di Napoli si era espresso già alcuni giorni fa, durante un incontro con gli studenti dell’Università di Teramo: “Oggi – aveva detto – vediamo una situazione che è sfuggita di mano: i giovani escono di casa con il telefonino in una tasca e il coltello nell’altra. Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato nei modelli educativi”.

Il magistrato, aveva riportato l’Ansa, ha tenuto a dire che l’età media degli episodi di grave devianza si è sensibilmente ridotta: “I reati che un tempo erano prerogativa degli adulti, oggi sono commessi da minorenni”.

Quindi, Gratteri si era rivolto anche a chi deve dare l’esempio ai ragazzi, ad iniziare dagli insegnanti e dai genitori (che non devono essere invadenti rispetto alla scuola): “Noi adulti abbiamo il dovere di non stancarci di ascoltare. Solo facendoli parlare possiamo capire i loro bisogni e raddrizzare il tiro rispetto a modelli educativi che sono saltati”.

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