Tre ricercatrici della Banca d’Italia (Giulia Bovini, Marta de Philippis e Lucia Rizzica) hanno analizza le radici del divario salariale di genere in Italia, evidenziando come le disparità retributive si manifestino già all’inizio della carriera lavorativa.
Una sintesi dello studio compare in un breve saggio pubblicato sul portale Lavoce.info ed evidenzia come la metà di questa differenza dipenda dalle scelte universitarie, poiché le donne tendono a preferire percorsi umanistici o sociali rispetto alle facoltà STEM, storicamente più remunerative.
Lo studio si basa su dati amministrativi dei laureati italiani tra il 2011 e il 2018 e rivela che già a un anno dalla laurea le donne guadagnano in media il 21% in meno degli uomini. Questo scarto tende ad allargarsi, raggiungendo il 25% dopo cinque anni dal titolo. Poiché queste differenze emergono in una fase in cui interruzioni di carriera per motivi familiari non sono ancora sistematiche, la spiegazione va ricercata altrove.
La principale determinante di questo divario (circa il 50%) è legata alla scelta del corso di studi. Nonostante le donne rappresentino quasi il 60% del totale dei laureati, la loro presenza è fortemente sbilanciata a seconda della disciplina. Sono infatti solo il 28% nei corsi di ingegneria e ICT, mentre prevalgono nettamente nelle aree umanistiche e nelle scienze della formazione.
Le implicazioni salariali sono dirette: i percorsi STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e quelli economico-giuridici garantiscono retribuzioni mediamente più elevate, mentre i settori scelti più frequentemente dalle ragazze offrono sbocchi meno remunerativi. È interessante notare che la performance accademica non giustifica il divario: mediamente, le donne ottengono voti più alti dei colleghi maschi in quasi tutti gli ambiti, fattore che teoricamente dovrebbe agire a loro favore.
Oltre alle scelte educative, altri fattori contribuiscono alla disparità:
Secondo le tre ricercatrici autrici della indagine, per ridurre efficacemente le disuguaglianze, è necessario intervenire prima che i giovani entrino nel mercato del lavoro. Le strategie più promettenti includono: