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Aggiornato il 16.03.2026
alle 17:41

Divario di genere anche negli stipendi: il problema arriva da lontano, già dalle scelte universitarie

Tre ricercatrici della Banca d’Italia (Giulia Bovini, Marta de Philippis e Lucia Rizzica)  hanno analizza le radici del divario salariale di genere in Italia, evidenziando come le disparità retributive si manifestino già all’inizio della carriera lavorativa.
Una sintesi dello studio compare in un breve saggio pubblicato sul portale Lavoce.info ed evidenzia come la metà di questa differenza dipenda dalle scelte universitarie, poiché le donne tendono a preferire percorsi umanistici o sociali rispetto alle facoltà STEM, storicamente più remunerative.

Un divario precoce e in crescita

Lo studio si basa su dati amministrativi dei laureati italiani tra il 2011 e il 2018 e rivela che già a un anno dalla laurea le donne guadagnano in media il 21% in meno degli uomini. Questo scarto tende ad allargarsi, raggiungendo il 25% dopo cinque anni dal titolo. Poiché queste differenze emergono in una fase in cui interruzioni di carriera per motivi familiari non sono ancora sistematiche, la spiegazione va ricercata altrove.

Il peso delle scelte universitarie

La principale determinante di questo divario (circa il 50%) è legata alla scelta del corso di studi. Nonostante le donne rappresentino quasi il 60% del totale dei laureati, la loro presenza è fortemente sbilanciata a seconda della disciplina. Sono infatti solo il 28% nei corsi di ingegneria e ICT, mentre prevalgono nettamente nelle aree umanistiche e nelle scienze della formazione.

Le implicazioni salariali sono dirette: i percorsi STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e quelli economico-giuridici garantiscono retribuzioni mediamente più elevate, mentre i settori scelti più frequentemente dalle ragazze offrono sbocchi meno remunerativi. È interessante notare che la performance accademica non giustifica il divario: mediamente, le donne ottengono voti più alti dei colleghi maschi in quasi tutti gli ambiti, fattore che teoricamente dovrebbe agire a loro favore.

Oltre alle scelte educative, altri fattori contribuiscono alla disparità:

  • Caratteristiche del lavoro (20% del divario): Le laureate tendono a lavorare più spesso in imprese di piccole dimensioni, con produttività inferiore, più vicine a casa e con contratti part-time o temporanei.
  • Componente non spiegata (30% del divario): Questa parte del gap può riflettere la minore propensione femminile a negoziare il salario o a fare straordinari, ma anche l’influenza di stereotipi di genere e comportamenti discriminatori dei datori di lavoro.

Come intervenire per colmare il gap

Secondo le tre ricercatrici autrici della indagine, per ridurre efficacemente le disuguaglianze, è necessario intervenire prima che i giovani entrino nel mercato del lavoro. Le strategie più promettenti includono:

  1. Promozione di modelli di ruolo: Presentare figure femminili di successo in ambiti professionali non tradizionali.
  2. Consapevolezza degli stereotipi: Iniziative nelle scuole per rendere visibili le opportunità e i rendimenti reali dei diversi percorsi di studio, aiutando le ragazze a percepire come accessibili anche le carriere tecniche e scientifiche.

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