La scuola è iniziata già per molti studenti d’Italia e il tema portante di questo nuovo anno scolastico è la circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, emanata lo scorso giugno, che vieta l’uso del cellulare a scuola anche alla secondaria di secondo grado, in vigore dal 1° settembre 2025.
A dare un parere molto forte è stata la scrittrice Teresa Ciabatti che, in un’intervista al Corriere della Sera, lancia un grido d’allarme. “Fino a qualche anno fa, quando mi chiedevano cosa pensassi dei telefonini in mano ai bambini, rispondevo: ma che male c’è? Ora, guardandomi attorno, dico: oddio, non avevo capito niente”, ammette Ciabatti, tracciando un quadro preoccupante della realtà giovanile.
Secondo l’autrice, la generazione di sua figlia, che frequenta il liceo, ha subito un “danno enorme” dai social. A differenza delle generazioni precedenti, che tornavano a casa da scuola e potevano godere di uno spazio di solitudine e libertà, i giovani di oggi sono “sempre in contatto, ma anche costantemente sotto il giudizio degli altri”. Questa perenne connessione, paradossalmente, impedisce loro di “scavarsi dentro”, di trovare uno spazio per la riflessione personale. Il risultato? Un “vuoto esistenziale” i cui effetti sono già visibili, manifestandosi in problemi come disturbi alimentari o l’isolamento nella propria stanza.
Di fronte a questa emergenza, la scuola emerge come un attore chiave. L’idea di vietare gli smartphone almeno durante l’orario scolastico è definita da Ciabatti “un’idea meravigliosa”. Questo perché, spesso, la scuola si trova a intervenire “dove la famiglia ha fallito” nel tentativo di staccare i ragazzi dai dispositivi. Il problema della mancanza di concentrazione, con un’attenzione che non supera i 5 secondi, rende indispensabile un’azione decisa. “Qualcosa bisogna pur fare”, afferma la scrittrice, sottolineando l’urgenza di riconquistare l’attenzione degli studenti in classe.
Tuttavia, la scrittrice invita alla prudenza e alla pazienza nell’applicazione delle regole a scuola. “Su questo penso che sia meglio andarci piano”, suggerisce. Molte scuole, infatti, optano per un approccio meno drastico, limitandosi a chiedere agli studenti di tenere il telefonino spento nella cartella, senza sequestrarlo. È innegabile che ci saranno tentativi di aggirare le regole. Per questo, Ciabatti conclude con un messaggio di realismo e speranza: “Ci vorrà tempo. E pazienza”.