Le politiche restrittive sull’uso dello smartphone non incidono sulla salute mentale degli adolescenti.E’ stato pubblicato ad aprile 2025 da “The Lancet Regional Health – Europe” un articolo di ricerca peer-reviewed sull’impatto delle politiche scolastiche sull’uso della smartphone e sul benessere mentale degli adolescenti in Inghilterra (School phone policies and their association with mental wellbeing, phone use, and social media use (SMART Schools): a cross-sectional observational study).
Si tratta di uno studio decisamente importante frutto di una chiara (e complessa) impostazione scientifica. L’articolo riporta infatti tutti i dati e le elaborazioni effettuate così da poter essere controllato ed eventualmente falsificato e smentito.
Qui di seguito diamo una sintesi dello studio che in sostanza conclude che politiche restrittive in classe riducono sìl’uso del telefono a scuola, ma non portano a un miglioramento complessivo del benessere mentale o a una riduzione dell’uso del telefono fuori dall’orario scolastico. Tuttavia, lo studio rileva un’associazione negativa tra l’aumento del tempo trascorso sul telefono/social media e il peggioramento di vari esiti legati alla salute e all’istruzione. Occorre quindi un approccio diverso, olistico, che consideri tutte le 24 ore giornaliere di un adolescente e non solo e 5/6 ore passate a scuola.
Contesto
Secondo i 14 autori una cattiva salute mentale negli adolescenti può influire negativamente sul sonno, sull’attività fisica e sul rendimento scolastico, e ciò è spesso attribuito da alcuni al crescente utilizzo del telefono cellulare. Molti paesi hanno così introdotto politiche per limitare l’uso del telefono nelle scuole al fine di migliorare la salute e i risultati scolastici. Lo studio SMART Schools ha valutato l’impatto delle politiche telefoniche scolastiche confrontando i risultati ottenuti in adolescenti che hanno frequentato scuole che limitano e consentono l’uso del telefono.
Metodi
E’ stato condotto uno studio osservazionale trasversale con adolescenti provenienti da 30 scuole secondarie inglesi, di cui 20 con politiche restrittive (l’uso del telefono a scopo ricreativo non è consentito) e 10 con politiche permissive (l’uso del telefono a scopo ricreativo è consentito).
In ogni scuola, sono state selezionate classi di abilità miste delle Year 8 (età 12-13) e Year 10 (età 14-15). Tutti gli alunni di queste classi sono stati invitati a partecipare
Per migliorare la comparabilità tra i due gruppi di scuole, è stato utilizzato un campionamento stratificato basato sui punteggi di propensione, considerando diverse caratteristiche delle scuole (ad esempio, regione, tipo di scuola, dimensione, deprivazione economica, affiliazione religiosa)
L’esito primario era il benessere mentale (valutato utilizzando la Warwick-Edinburgh Mental Well-Being Scale [WEMWBS]). Gli esiti secondari includevano il tempo trascorso su smartphone e social media. Sono stati utilizzati modelli di regressione lineare a effetti misti per esplorare le associazioni tra le politiche telefoniche scolastiche e i risultati ottenuti dai partecipanti, e tra il tempo trascorso su telefono e social media e i risultati ottenuti dai partecipanti.
Risultati
Sono stati reclutati 1227 partecipanti (età 12-15) in 30 scuole. Il punteggio medio WEMWBS era 47 (DS = 9) senza evidenza di differenze tra i gruppi (differenza media aggiustata -0,48, IC 95% -2,05-1,06, p = 0,62). Gli adolescenti che frequentano scuole con politiche restrittive, rispetto a quelle permissive, hanno avuto un tempo inferiore dedicato al telefono e ai social media durante l’orario scolastico, ma non sono state riscontrate differenze nel confronto tra il tempo di utilizzo nei giorni feriali e nei fine settimana.
Interpretazione
Non vi sono prove che le politiche scolastiche restrittive siano associate all’uso complessivo del telefono e dei social media o a un migliore benessere mentale negli adolescenti. I risultati non forniscono prove a supporto dell’uso delle politiche scolastiche che vietano l’uso del telefono durante la giornata scolastica nella loro forma attuale e indicano che tali politiche richiedono un ulteriore sviluppo.
Conclusioni
Le politiche scolastiche che limitano l’uso diurno dei telefoni riducono il tempo che gli adolescenti trascorrono al telefono/sui social media durante il periodo scolastico, ma non sono associate a una riduzione complessiva del tempo che gli adolescenti trascorrono al telefono e sui social media. Inoltre, non ci sono prove a sostegno del fatto che le politiche restrittive sull’uso dei telefoni nelle scuole, nella loro forma attuale, abbiano un effetto benefico sulla salute mentale e sul benessere degli adolescenti o sui relativi risultati, il che indica che le intenzioni di queste politiche di migliorare la salute, il benessere e l’impegno educativo degli adolescenti non vengono realizzate.
I dati suggeriscono che gli interventi per ridurre il tempo trascorso al telefono/sui social media per influenzare positivamente il benessere mentale degli adolescenti sono plausibili, ma che dovrebbero essere considerati parallelamente sia l’uso a scuola che quello al di fuori della scuola. Gli sforzi preventivi dovrebbero anche considerare come altri comportamenti che influenzano il benessere siano influenzati da un maggiore utilizzo del telefono/dei media, come il sonno, l’attività fisica, il rendimento scolastico, il comportamento in classe e l’uso problematico.
Verso un approccio olistico
Nella progettazione di nuove linee guida e interventi, l’uso del telefono e dei media potrebbe essere affrontato come parte di un “insieme compositivo”, in cui le linee guida sul tempo trascorso al telefono/media si concentrano sul raggiungimento del “giusto equilibrio” tra il tempo trascorso sui dispositivi e altri comportamenti quotidiani. Questo approccio non preclude necessariamente politiche restrittive sull’uso dei telefoni cellulari a scuola, ma tali politiche sarebbero collegate a un approccio olistico più ampio all’uso del telefono cellulare e dei social media da parte degli adolescenti. Questo è paragonabile al modello delle 24 ore adottato nello studio dei comportamenti motori e nella progettazione di linee guida sull’attività fisica.