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Aggiornato il 02.11.2025
alle 17:24

Docente con grave patologia trasferita d’ufficio anche se poteva rimanere nella sua scuola, quando la burocrazia vince sulla salute

Riceviamo e pubblichiamo il contributo, relativo ad un fatto realmente accaduto a scuola, prodotto da un lettore che preferisce rimanere nell’anonimato.

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La scuola pubblica oggi è sempre più condizionata dalla pressione del numero delle iscrizioni, poiché un calo può portare a chiusure o accorpamenti di classi e plessi. È in questo contesto che emerge una vicenda che mette in luce il conflitto tra esigenze organizzative e diritti fondamentali.

Una docente di ruolo presso un istituto comprensivo sito in provincia di Bari, affetta da una grave forma genetica rara di distrofia muscolare, si trova in difficoltà. La sua patologia comporta gravi limitazioni alla mobilità e impedisce spostamenti prolungati e continuativi. Inoltre, necessita di cure fisioterapiche regolari indispensabili per la sua salute.

Fino allo scorso anno insegnava nel plesso scolastico, una sede non distante dalla propria abitazione che le permetteva spostamenti brevi, compatibili con la sua condizione. Per l’anno scolastico 2025/2026 la dirigente scolastica ha disposto il trasferimento d’ufficio ad altro, situato in una zona più distante della città, con spostamenti più lunghi e l’orario di lavoro ampliato al pomeriggio, complicando la possibilità di seguire le cure necessarie.

La docente ha chiesto un “accomodamento ragionevole”, una novità recente della Legge 104/92 che impone al datore di lavoro di adottare soluzioni e cambiamenti tali da consentire a persone con problemi di salute di lavorare senza disagio e senza creare oneri insostenibili per l’amministrazione.

Con la solidarietà e collaborazione di alcune colleghe, era stata proposta una soluzione concreta e a costo zero: uno scambio di sede con un’altra insegnante in situazione analoga, che avrebbe soddisfatto entrambe senza causare problemi organizzativi.

Qualche giorno fa, l’avvocato della docente ha incontrato la dirigente scolastica, la quale gli ha comunicato di non voler prendere in considerazione le necessità della docente, mostrando solo “generiche paure” relative a possibili malumori dei genitori, senza fornire spiegazioni concrete.

Inoltre, la docente ha presentato un esposto al Garante dei diritti delle persone con disabilità, segnalando le difficoltà e le discriminazioni subite.

Questa vicenda mostra come la scuola, dominata dalla logica delle iscrizioni, rischi di comprimere diritti essenziali quali la salute e la dignità di chi vi lavora. Il rigetto delle proposte di accomodamento ha già portato a un peggioramento delle condizioni della docente, con un’assenza prolungata per malattia, e solleva dubbi sull’equilibrio tra esigenze organizzative e tutele dei lavoratori sancite dalla legge.

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