Forse molti di coloro che leggeranno a quell’epoca non erano nati o erano troppo piccoli, ma in questi giorni, a 40 anni dall’evento che vide esplodere in volo a poco più di un minuto dal decollo la navicella Challenger, il 28 gennaio del 1986, i media stanno riproponendo quel tragico incidente.
Forse non tutti sanno che dell’equipaggio faceva parte Christa McAuliffe, insegnante di storia poi di scienze, che si apprestava a compiere un viaggio che nessun altro collega aveva mai avuto la possibilità di intraprendere.
La NASA l’aveva selezionata per essere la prima docente in un programma spaziale: il progetto si chiamava “Teacher in Space”, partito nel 1984, con l’idea di favorire tra gli studenti statunitensi lo studio delle scienze, della matematica e dell’esplorazione spaziale. A fare domanda furono più di 11mila insegnanti e l’ente spaziale americano scelse lei, insieme a Barbara Morgan come sua eventuale sostituta.
Christa, nata a Boston, che all’epoca del tragico lancio aveva 37 anni, aveva presentato un progetto che prevedeva un paio di dirette TV con le scuole a terra, una serie di video girati a bordo e alcuni esperimenti suggeriti dagli alunni.
Le due dirette TV avrebbero raccontato la vita quotidiana a bordo del Challenger, la storia delle esplorazioni spaziali e la loro importanza dal punto di vista tecnologico; erano poi previsti anche una serie di esperimenti condotti in condizioni di microgravità, i test sarebbero stati filmati e entrati poi a far parte del bagaglio di materiale didattico prodotto all’interno della missione Challenger. Gli argomenti previsti erano diversi: dall’elettromagnetismo alle leggi di Newton, dalle colture idroponiche alla capillarità, passando attraverso l’effervescenza. A terra, Christa aveva già condotto delle prove a bordo di una replica dello Shuttle: si possono ancora oggi visionare i filmati in cui controlla che tutto proceda nel verso giusto, che le angolazioni dei filmati permettano una visione di insieme dell’esperimento.
L’eredità scientifica di Christa non è stata ignorata, infatti a partire dall’aprile del 1986, le famiglie degli astronauti del Challenger promossero e continuarono la sua missione educativa. Nel 1988 aprì il primo “Challenger Center” a Houston, in Texas, con lo scopo di rafforzare le conoscenze nelle materie STEM, invitando studenti e docenti ad avvicinarsi all’esplorazione spaziale, promuovendo le capacità di problem solving, di pensiero critico, di comunicazione e di lavoro di gruppo. I “Challenger Center” sono presenti oggi negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e in Corea del Sud.
Presso la Framingham University in Massachusetts, dove Christa si era laureata nel 1970, è stato fondato un istituto dedicato alla promozione dell’educazione spaziale nelle scuole: il “McAuliffe Center for Integrated Science Learning”, un centro che fornisce corsi di aggiornamento per docenti ed esperienze per le scuole, come ad esempio la simulazione di una vera e propria missione spaziale, trasformando gli studenti in ingegneri e scienziati per qualche ora. Oltre a poli educativi e a borse di studio in suo nome, dopo quasi vent’anni a Christa sono stati dedicati anche un cratere lunare e un asteroide, il 3352 McAuliffe.
Dopo l’interruzione dei lanci all’indomani della tragedia, quelli condotti tra il 2017 e il 2018 sono stati dedicati dalla NASA, all’istruzione: lo “Year of Education on the Station” è stato il frutto del lavoro degli astronauti Joe Acaba e Ricky Arnold, che in due missioni successive e consecutive, hanno condotto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale numerose “STEMonstrations”, ovvero semplici esperimenti dedicati alle materie STEM e basati anche sui progetti di McAuliffe. Sul sito della Nasa e del Challenger Center è possibile sia visionare i filmati delle dimostrazioni condotte durante lo “Year of Education”, sia scaricare il materiale didattico per riproporre gli esperimenti in classe con i propri studenti.
Nel 1998, 12 anni dopo la morte di Christa e dei suoi 6 sfortunati compagni di viaggio, Barbara Morgan fu selezionata nuovamente dalla NASA, per essere la prima insegnante in orbita. Nel 2007 ha volato con la missione STS-118, e durante la missione ha tenuto alcune lezioni, quelle stesse che avrebbe dovuto tenere Christa McAuliffe, oltre 20 anni prima.