Stefano Cavallini, segretario generale Anief, commenta con ‘La Tecnica della Scuola’ il Ccnl Istruzione e Ricerca 2022/24 appena sottoscritto e anticipa i contenuti del prossimo contratto collettivo nazionale da approvare entro la fine del 2026.
“La firma di fine dicembre – dice il sindacalista dell’Anief – è importante perché bisognava liberare risorse per il personale della scuola: i docenti avranno circa 150 euro lordi mensili in più e gli ATA circa 110 mensili in più, oltre alle altre somme una tantum e gli arretrati. È il principio per cominciare la nuova tornata contrattuale, quella 2025/27: ci aspettiamo già da gennaio a febbraio di essere convocati. Bisognerà affrontare delle tematiche importanti, soprattutto per la parte normativa che abbiamo lasciato aperte col contratto 2019/21″.
“Naturalmente – continua Cavallini – affronteremo anche la parte economica: noi chiederemo sempre con forza al Governo di aggiungere delle risorse economiche perché già con questo ultimo contratto siamo riusciti ad aumentare lo stipendio di circa il 6%. Certo, siamo lontani dal raggiungere la parità rispetto all’inflazione avuta negli ultimi 15 anni ma noi siamo ottimisti rispetto a questa cosa.
Avete stilato una piattaforma densa in vista del nuovo contratto il 2025/27, una piattaforma che però vi trova a dovervi confrontare con i tempi molto ristretti stabiliti con l’Aran. Quali sono le priorità che intendete raggiungere nel 2026?
Sicuramente, oltre l’aumento di stipendio per tutto il personale, un punto importante è il discorso dei buoni pasto che dovrà essere affrontato: l’abbiamo già anticipato nella dichiarazione congiunta di questo contratto appena firmato. Ci sono anche le esigenze dell’università, del personale all’estero. Inoltre, il contratto 2025/27 dovrà anche affrontare aspetti finora inesplorati.
Ad esempio, quello del middle management: come Anief avete già prospettato delle aperture.
Sarebbe già una gran cosa spaccare l’aspetto economico del middle management dal Fis, il Fondo d’Istituto: servono però nuove risorse e un riconoscimento giuridico. Il middle management in tutte le amministrazioni è già normato, nella scuola invece è stato completamente cancellato. Noi chiediamo all’Aran, quindi al Governo, anche nell’atto di indirizzo di rimettere un’altra volta mano nella parte normativa su questo segmento di lavoratori: è importante per quanto riguarda il proseguo della didattica e dell’organizzazione delle scuole.