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Docenti non più idonei trasferiti d’ufficio, scatta subito la protesta

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Come annunciato, in esclusiva, da questa testata giornalistica, la manovra Finanziaria in via di approvazione si sta rivelando un’altra vera mannaia per la scuola: a far saltare dalla sedie personale e sindacati è stata una norma, emersa nel testo finale trasmesso al Quirinale ma non presente nelle prime bozze, che costringe gli insegnanti reputati dalle commissioni mediche non più idonei all’insegnamento a ricollocarsi, peraltro entro 30 giorni dall’accertamento delle Asl, in impiegati. E qualora non vi siano posti liberi come assistenti amministrativi o tecnici, oppure dovessero dimenticare di presentare domanda di ricollocamento, questi docenti verranno assorbiti d’ufficio da un’altra amministrazione dello Stato. La disposizione è contenuta nella versione finale della manovra economica, già approvata dal Cdm ed oggi.
Quel che preoccupa i lavoratori ed i loro rappresentanti ai tavoli negoziali è la novità del trasferimento d’ufficio in un altro comparto pubblico: per il prof, quasi sempre semplicemente stressato, in crisi con se stesso e con gli altri, scatterà il passaggio in tutti quei casi in cui non dovesse produrre “l’istanza ivi prevista o la cui istanza non sia stata accolta per carenza di posti disponibili”. Il passaggio ad altre amministrazioni si concretizzerà con la cosiddetta “mobilità intercompartimentale, transitando obbligatoriamente – si legge nel testo della manovra – nei ruoli del personale amministrativo delle Amministrazioni dello Stato, delle Agenzie, degli enti pubblici non economici e delle università con il mantenimento dell’anzianità maturata nonché dell’eventuale maggior trattamento stipendiale”.
Il problema è che si tratta di un provvedimento che rischia di coinvolgere un discreto numero di insegnanti (in caso contrario, del resto, non sarebbe nemmeno finito in Finanziaria, attraverso la quale lo Stato ho il fine di recuperare fondi con tanti zeri…). Il provvedimento, infatti, permetterà allo Stato di risparmiare diversi milioni di euro: basti pensare che le ultime stime – realizzate da Vittorio Lodolo D’Oria, medico ematologo, autore di diversi studi in materia – indicano almeno il 3 per cento di docenti (circa 25.000) sofferenti di patologie psichiatriche, quasi sempre derivanti dal cosiddetto burnout, a cui va aggiunto un altro 10 per cento (circa 80.000) che mostra segni palesi di stanchezza e spesso di depressione. C’è poi un altro dato che deve far preoccupare: nella scuola le donne rappresentano complessivamente oltre l’80 per cento del corpo insegnante e sono loro fisiologicamente più soggette al logorio professionale, in particolare dopo la menopausa.
Oggi i docenti che non insegnano sono circa 4-5 mila i docenti: sono impegnati, per 36 ore a settimana, nello svolgere mansioni che hanno quasi sempre a che vedere con la tenuta in ordine delle biblioteche o dei laboratori informatici (tra l’altro nella manovra c’è scritto che anche loro dovranno presentare domanda, ed anche in fretta visto che i 30 giorni decorrono dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto).
A scagliarsi subito contro la ricollocazione coatta dei docenti non più in grado di insegnare è stata la Cisl Scuola, per la quale “le norme della manovra sui docenti inidonei devono essere assolutamente modificate”, se non altro per “l’assenza di qualsiasi riferimento alle sedi negoziali cui necessariamente la materia deve essere affidata: non è infatti accettabile un intervento unilaterale su temi come questo, su cui devono valere le prerogative della contrattazione”.
La Cisl rincara la dose di critiche quando affronta la parte del testo, definita “davvero abnorme”, che parla “di un utilizzo forzoso esteso addirittura a regione diversa da quella di servizio; si tratta di un’ipotesi – conclude il sindacato di Scrima – senza precedenti nell’ambito delle regole che da sempre presiedono la mobilità del personale scolastico, ivi compresa quella d’ufficio”.
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