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Docenti su Facebook, Giuliani: per chi scrive insulti o frasi razziste la sanzione è doppia

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L’insegnante è tenuto ad avere sempre un comportamento consono al suo ruolo d’educatore: in tutti i contesti, anche su Facebook.

Dove rimane ‘traccia’ del suo pensiero. A ricordarlo è stato Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, nel corso della trasmissione “L’angolo del direttore” andata in onda il 24 aprile su Radio Cusano Campus: rispondendo sull’epilogo della vicenda di cui è stata protagonista la professoressa veneta rea di aver ‘postato’ lo scorso autunno parole razziste nei confronti dei migranti, Giuliani ha ricordato che un docente non può lasciarsi andare a pensieri incoerenti rispetto alla sua figura, anche su Facebook o WhatsApp.

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Prima ancora che arrivasse la sentenza del giudice del lavoro, la docente, che rischiava il licenziamento, tramite il suo legale ha raggiunto un accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale. Pagando, però, un prezzo decisamente salato: da prof della scuola secondaria è diventata un’amministrativa dello stesso Usr (pur mantenendo lo stesso stipendio). Non tutti la penseranno allo stesso modo, ma per un insegnante che crede nel suo lavoro, che ama il suo mestiere, si tratta, di un demansionamento.

“Quel che insegna questa vicenda – ha detto il nostro direttore – è che il docente non può pensare di svestirsi dal suo ruolo da formatore nel momento in cui è fuori scuola o non ha più davanti gli alunni. Partendo da questo presupposto, l’utilizzo delle nuove tecnologie interattive, al pari dei comportamenti face to face, deve sempre essere attuato con accortezza e buon senso. Anche perché su Facebook, di tutto ciò che che si scrive o si salva rimane traccia”. E’ bene, pertanto, fare molta attenzione.

 

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Dalla radio viene chiesto al direttore se c’è per evitare di cadere in errori grossolani come quello compiuto dalla professoressa veneta, possa essere utile frequentare dei corsi ad hoc: “effettivamente – ha risposto Giuliani – gli insegnanti farebbero bene ad utilizzare il bonus sull’aggiornamento professionale per frequentare dei corsi sulla corretta gestione dei cosiddetti Social“.

“Questo non significa che un impiegato o un cittadino che non lavora a scuola può liberamente insultare gli stranieri o lasciarsi andare a frasi razziste, perché in caso di denuncia ne risponderebbero comunque in tribunale.  Per un insegnante, però, la sanzione può considerarsi doppia. Perché, oltre ad affrontare un eventuale processo, deve tenere conto delle conseguenze che sconfinano sul piano professionale. Con il pericolo di vedersi al centro di procedimenti disciplinari, i quali – ha concluso – possono arrivare fino al grado maggiore: l’incompatibilità all’insegnamento o addirittura al licenziamento”.

Durante la puntata del 24 aprile, sono stati affrontati anche altri argomenti di attualità scolastica: si è parlato dell’impegno dell’ex premier Renzi a rimettere mano sulla scuola, qualora diventasse segretario del Pd (“il popolo della scuola si aspetta una legge che riveda le tante parti contestate della Buona Scuola, ad iniziare dalla chiamata diretta”); dell’approdo della ministra Fedeli al Miur (“è stata scelta per ricucire il rapporto, ma probabilmente il Pd dovrebbe dare ulteriori dimostrazioni di ripensamento su altri esponenti di partito che hanno proposto e approvato a tutti i costi la Legge 107/15”); del prossimo allargamento dell’accesso gratuito ai Musei anche per gli Ata e i presidi (“un provvedimento giusto, che però non viene considerato come una grande conquista perché i problemi della scuola sono altri”); dell’insediamento del comitato di saggi che valuterà se la ministra Marianna Madia ha copiato la tesi di dottorato, anche se secondo il nostro direttore l’esito del loro operato può essere considerato “praticamente scontato”.

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