L’analisi degli indicatori di istruzione e partecipazione culturale mette in luce un netto predominio femminile nel percorso formativo e nell’accesso alla cultura, un vantaggio che tuttavia non si traduce in pari opportunità in campi strategici come le discipline scientifiche e l’ingresso stabile nel mondo del lavoro, dove il divario di genere si inverte drasticamente, specialmente nelle fasce d’età adulte.
Questo è quanto emerge dal Rapporto Bes 2024: il benessere equo e sostenibile in Italia, presentato dall’ISTAT.
Giunto alla dodicesima edizione, il Rapporto Bes offre un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese, attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori suddivisi in 12 domini, tra cui Istruzione e Formazione.
Le donne hanno raggiunto e superato gli uomini nel conseguimento dei titoli di studio più elevati. Nel 2024, la quota di persone di 25-64 anni che hanno completato almeno la scuola secondaria di secondo grado (diploma) è del 69,4% tra le donne, nettamente superiore al 64,0% degli uomini.
L’aumento della percentuale di persone di 25-34 anni laureate o con un titolo terziario è attribuibile principalmente alle donne, che presentano quote sempre più elevate e in maggiore crescita rispetto agli uomini. Nel 2024, questa tendenza si conferma, con donne laureate al Nord (42,6%), al Centro (42,9%) e al Mezzogiorno (30,9%), percentuali significativamente più alte rispetto agli uomini nelle medesime aree (Nord 26,8%, Centro 27,7%, Mezzogiorno 21,1%).
Anche il passaggio dall’istruzione superiore all’università vede le donne in vantaggio: nel 2023, si iscrivono all’università nello stesso anno del diploma molto di più le donne (58,9%) rispetto agli uomini (45,8%). L’aumento di questo tasso, sebbene modesto a livello generale, riguarda quasi esclusivamente le donne.
Nonostante la superiorità nei titoli, l’analisi delle competenze a livello di scuola secondaria di primo grado (III media) rivela un quadro più sfumato e complesso, con disuguaglianze che variano a seconda della materia.
Riguardo all’abbandono scolastico precoce (early leavers), i divari di genere sono a svantaggio dei ragazzi (12,2%) rispetto alle ragazze (7,1%).
Il vantaggio educativo femminile incontra un ostacolo insormontabile nella transizione al mercato del lavoro e nella scelta delle carriere scientifiche.
Sebbene a livello nazionale la quota di giovani che non studiano e non lavorano (NEET) sia in calo (15,2% nel 2024), essa continua a essere più alta tra le giovani donne (16,6%) rispetto agli uomini (13,8%). Questa differenza è minima nelle fasce d’età più basse. Tuttavia, tra i 25 e i 29 anni, si manifesta la differenza di genere più ampia, legata a una maggiore difficoltà di accesso al mercato del lavoro da parte delle donne: la quota di NEET sale al 26,5% per le donne contro il 16,9% per gli uomini.
Le donne scelgono in proporzione le discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) in misura decisamente minore rispetto agli uomini. Nel 2022, circa 14 donne si laureano in discipline STEM ogni mille donne di 20-29 anni, contro 21 uomini ogni mille.
A livello generale, si rileva un vantaggio complessivo degli uomini (47,4%) rispetto alle donne (44,3%) nelle competenze digitali almeno di base. Tuttavia, per le fasce di età sotto i 45 anni, si registra un vantaggio femminile.
Nel campo della cultura, le donne dimostrano una maggiore propensione alla partecipazione e alla fruizione di beni culturali.
La partecipazione culturale fuori casa (pratica di due o più attività culturali) è leggermente superiore per le donne (38,0%) rispetto agli uomini (36,8%). Il trend positivo nell’ultimo anno coinvolge entrambi i generi.
Le donne confermano inoltre una maggiore propensione alla lettura di libri (27,0%) rispetto agli uomini (18,2%), con un vantaggio di 8,8 punti percentuali. Gli uomini, d’altro canto, rimangono maggiori lettori di quotidiani (23,9%) rispetto alle donne (18,1%), con un vantaggio di 5,8 punti percentuali.
Infine, le donne continuano a recarsi in biblioteca più degli uomini (16,3% di donne contro 12,6% di uomini). Questa differenza di genere è particolarmente evidente tra i 15-24enni.