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Dove sono finiti i supplenti italiani all’estero?

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Che fine hanno fatto i supplenti italiani all’estero? Se lo chiedono i tanti precari inseriti nelle graduatorie d’istituto nelle istituzioni italiane all’estero, che quest’anno per la prima volta non sono stati convocati da alcuni dirigenti scolasti.

A quanto pare il loro posto è stato preso da docenti locali in barba alla diffusione della cultura italiana all’estero.

Eppure tali istituzione erano nate per garantire la cultura e la lingua italiana nel mondo. Obiettivo che alcuni dirigenti hanno messo da parte.

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Il tutto nasce dall’art. 31 del Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 64 inerente alla Buona Scuola, che ha visto insieme per la prima volta il Maeci e il Miur.

Secondo tale nota “nelle scuole statali all’estero possono essere affidati a personale straniero o italiano, residente nel Paese ospitante da almeno un anno, in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni locali, gli insegnamenti obbligatori in base alla normativa locale e non previsti nell’ordinamento scolastico italiano, nonché le attività di potenziamento dell’offerta formativa”.

Purtroppo alcuni dirigenti hanno trasformato la parola “possono” in “devono”. E nonostante il Maeci abbia prolungato la validità dellle graduatorie dei istituto all’estero fino al 31 agosto 2017, molti dirigenti delle scuole all’estero già prima di settembre non hanno eseguito le procedure di convocazione, e se lo hanno fatto hanno proposto stipendi mortificanti, inaccettabili.

Risultato? Hanno sottoscritto contratti a docenti del luogo, anche se non italiani, e a volte anche i requisiti necessari, e non l’hanno fatto solo sulle materie non previste dall’ordinamento italiano ma anche per le materie fondamentali della nostra scuola.

Insomma si sta assistendo ad una forma di privatizzazione selvaggia delle scuola statale italiana all’estero che non garantisce più la presenza di personale in possesso dei necessari requisiti e dei titoli abilitanti all’insegnamento.

Già i sindacati avevano espresso dissenso sulle scelte relative alle materia indicate da affidare a personale locale, che rischiano di snaturare la fisionomia pubblica della scuola statale italiana all’estero, segnalando fortissimi rischi di inapplicabilità delle nuove norme di assunzione, soprattutto nelle realtà estere particolarmente disagiate, per l’impossibilità di garantire la presenza di personale in possesso dei necessari requisiti e dei titoli abilitanti all’insegnamento.

Lo stesso Maeci nell’ultimo incontro con i sindacati avvenuto il 5 settembre scorso, aveva dichiarato chiaramente il rinvio dei contratti locali al prossimo anno scolastico 2018/2019.

Ma alcuni dirigenti hanno proceduto lo stesso con contratti locali. Forse il Maeci avrebbe dovuto prorogare per un altro a.s. le graduatorie relative ai supplenti all’estero per evitare ogni confusione e garantire l’identità culturale dei percorsi di istruzione dell’ordinamento scolastico italiano in una dimensione internazionale, nonché per assicurare la qualità del sistema della formazione italiana nel mondo.

Da sottolineare che in alcune istituzioni italiane all’estero gli studenti del luogo pagano rette molto alte per apprendere la nostra cultura, invece si ritrovano in classe docenti provenienti dal loro stesso Paese.