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07.06.2026
Aggiornato alle 11:47

E mentre il Ministro e gli esperti discutono su quanti canti di Dante si debbano studiare, un gruppo di studenti della Brianza realizza un lavoro teatrale sull’Inferno. Ed è un successo

Spettacolo teatrale studenti liceo Da Vinci di Carate Brianza

Mentre dantisti, esperti ministeriali, docenti (e il Ministro Valditara stesso) discutono sulla Divina Commedia per accordarsi sul numero dei canti da studiare al liceo e se sia indispensabile conoscere la vicenda di Paolo e Francesca o quella del Conte Ugolino, a Carate Brianza, una cittadina nei pressi di Monza, sulla statale che porta verso Lecco, sulle sponde del lago caro a Manzoni, un gruppo di studenti dell’Istituto superiore, senza troppi clamori decide di mettere in scena un’opera teatrale intitolata Inferno.

Si tratta di una rilettura dell’opera di Dante Alighieri realizzata dal gruppo teatrale e musicale “Off Script”, nato nel gennaio 2023 come laboratorio espressivo aperto agli studenti dell’istituto.

Senza troppa enfasi, ma con grande umiltà e impegno i ragazzi e le ragazze della scuola hanno dato vita ad un progetto che rappresenta molto più di uno spettacolo scolastico: è il risultato di un percorso educativo che mette al centro la partecipazione, la crescita personale e la scoperta dei linguaggi artistici.

Fin dalla sua nascita, il laboratorio ha scelto una strada precisa: non selezionare soltanto i ragazzi più talentuosi o con precedenti esperienze artistiche, ma offrire un’occasione a tutti coloro che desiderano mettersi in gioco. Studenti provenienti da indirizzi diversi, con competenze e personalità differenti, trovano nel gruppo uno spazio in cui esprimersi, collaborare e costruire qualcosa insieme.

A guidare questo percorso sono state due figure di grande competenza e nelle quali gli studenti si sono ben presto riconosciuti: il regista Andrea Carabelli e la professoressa Simona Ghezzi, musicista e docente di filosofia dell’istituto. La loro collaborazione ha dato vita negli anni a una proposta educativa originale, capace di intrecciare recitazione, musica, movimento ed espressione corporea in un unico progetto formativo.

I risultati non hanno tardato ad arrivare. In pochi anni il gruppo ha partecipato a festival internazionali, ottenendo importanti riconoscimenti e portando il nome dell’istituto anche oltre i confini nazionali.

“Per noi studenti – sottolineano alcuni di loro – si è trattato di una sfida particolarmente significativa. Inizialmente percepivamo la “Commedia” come un testo lontano nel tempo e difficile da comprendere. Il lavoro teatrale ci ha invece permesso di avvicinarci ai versi dell’Inferno attraverso la voce, il corpo e la musica, trasformando lo studio in esperienza vissuta”.
Più che con tanti bei discorsi i ragazzi hanno compreso che  i grandi classici continuano a parlare anche ai giovani di oggi, perché affrontano domande universali: il bene e il male, la responsabilità delle proprie azioni, la ricerca di senso, il desiderio di riscatto.
E tutti hanno compreso che l’esperienza è servita anche a realizzare un progetto condiviso che ha dato ampio spazio a tutti, anche a studenti che magari non amano troppo la scuola. Anche Dante, insomma, se letto e interpretato nel modo giusto, evitando lo “scolastichese” può servire a creare inclusione e ad avvicinare gli studenti alla scuola e alla cultura.
A condizione, ovviamente, di dimenticare del tutto i noiosissimi (e forse anche inutili) test a “scelta multipla” per evidenziare se davvero lo studente ricorda che il Conte Ugolino era un ghibellino e se portò alla sconfitta i Pisani alla Meloria o nel porto di Pisa contro i Genovesi o contro Firenze.

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