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…E venne il giorno del questionario hard a scuola

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Si tratta del preside dell’Istituto comprensivo di Borgata Paradiso a Collegno, Fulvio Genero, che ha inviato alle famiglie un questionario che, pur nell’anonimato, mette a serio rischio la loro privacy anche perché, e soprattutto, “è difficile comprendere le ragioni dell’indagine”
Il questionario (60 quesiti) invita i genitori a raccontare per filo e per segno la propria “situazione sentimentale” e in modo particolare al punto 47: “Mi è imbarazzante parlare delle mie esperienze sessuali al partner?” e al 48 “Sono turbato se penso che non ho completamente soddisfatto sessualmente il mio partner?”.
Giustamente si chiedono i genitori: che c’entra con la scuola, con l’andamento didattico dei ragazzi, con la loro educazione, coi rapporti scuola-famiglia e tutto il resto?
Ma non finisce qui, scrive Martinengo: un’ulteriore batteria di domande (60) tocca il rapporto degli allievi con i docenti. Ai ragazzi delle medie vengono rivolte domande come
“La tua relazione con l’insegnante è mai stata influenzata dai suoi problemi personali?”.
Oppure: “Hai mai fatto esperienza di un insegnante i cui comportamenti in classe avresti descritto come abusanti?”.
Ancora: “Pensi che l’insegnante si sarebbe relazionata con te diversamente se tu fossi stato suo figlio?”.
Il preside, Fulvio Genero, vincitore del concorso per dirigenti scolastici, due lauree umanistiche e un lungo curriculum da insegnante, è pure al centro di un esposto mentre i genitori raccontano che la ricerca ha ottenuto l’approvazione del consiglio d’istituto solo perché “il preside ha presentato il questionario in modo sommario”.
Ma ci sarebbe pure dell’altro, riporta La Stampa. Il dirigente avrebbe vietato l’uso del bagno al piano terra, riservandolo a sé e alla segreteria, e di fronte alla protesta dei prof, avrebbe risposto: “Prima di entrare nel merito di cui all’oggetto desidero solamente esprimere la mia inquietudine provata durante la lettura. Inquietudine che ha profanato ogni senso di sacralità umana per il sarcasmo fuori luogo di un atto interlocutorio; inquietudine che ha scosso ogni sentimento di coscienza professionale per l’arroganza tecnicistica propria dell’atto accusatorio; inquietudine che ha pervaso ogni profilo di essenza per l’inconsistenza sostanziale corroborata da un perbenismo di facciata. Basta con gli assurdi privilegi: gli uffici lavorano 36 ore settimanali, i docenti 18… “.
I commenti, sul complesso della vicenda, li lasciamo a ciascuno dei nostri lettori, noi sospendiamo il giudizio