Si è tenuto il 30 gennaio, presso l’università di Varenne, in Francia, un importante incontro sull’intelligenza artificiale che ha visto come primo ospite il matematico Cédric Villani, già autore del rapporto «Donner un sens à l’intelligence artificielle» (per chi lo desiderasse qui il link alla registrazione video dell’intero seminario).
In Italia ne ha parlato Alberto Puliafito che ha recensito l’evento nella newsletter sull’IA che cura per L’internazionale fornendo anche un interessante approfondimento costruito con NotebookLM.
L’aspetto più interessante, tralasciando la dimensione politica con la Francia a cercare di inseguire e finanziare un proprio modello di AI capace di far breccia tra i giganti statunitensi e cinesi, mi pare una annotazione sul futuro dell’AI.
L’intelligenza artificiale (generativa) è partita con modelli generalisti (si pensi a ChatGPT ma anche a Gemini), ovvero con Large Language Models che contano mille miliardi di parametri ma generano contenuti generalisti. Sono come un coltellino svizzero che al suo interno contiene, oltre ad una o più lame, molti altri attrezzi quali forbici, pinzette, apribottiglie, cavatappi e cacciaviti. Insomma, uno strumento adatto a tanti diversi interventi ma senza nessuna reale specializzazione.
Oggi invece assistiamo ad una progressiva specializzazione dell’IA che rinuncia alla genericità per privilegiare strumenti iperspecializzati e molto più frugale. Si tratta degli SLM, Small Language Models. Si tratta di modelli molti più frugali che contano in genere non più di 10 miliardi di parametri e sono pensati per un uso locale privilegiando sicurezza ed efficienza.
In estrema sintesi: non un assistente generico che fa un po’ di tutto ma tanti micro assistenti iper specializzati in campi ben identificati. Micro assistenti anche più facilmente controllabili dal punto di vista etico e decisamente più frugali per quanto riguarda l’impatto sul consumo di risorse.
Un passaggio che si inserisce nella logica dell’Intelligenza Artificiale Agentica che prevede l’orchestrazione di compiti mediante una automazione intelligenza di processi complessi.
Che ricaduta può avere questo passaggio sull’uso dell’IA in ambito educativo?
A mio pare si tratta di una evoluzione decisamente interessante e da seguire con attenzione, sia sul versante dei docenti che sul versante degli studenti.
Si tratta infatti di passare dall’utilizzo di uno strumento generalista a strumenti iperspecializzati in campi ed operazioni specifiche.
Ciò vale, ad esempio, sia per la preparazione di materiali didattici a cura dei docenti che per organizzare percorsi di studio e di approfondimento da parte degli studenti.
Il primo compito mi pare poi quello di imparare a creare i propri SLM, i propri assistenti specializzati in settori limitati. E’ quello che stanno facendo i grandi players internazionali (Google fra tutti ma anche Anthropic che utilizza una tecnica denominata Constitutional AI per addestrare i modelli a essere “helpful, honest, and harmless” – utili, onesti e innocui – , riducendo i rischi di uso improprio e aumentando l’affidabilità) e che in qualche modo ognuno può imparare a fare addestrando un proprio GEM o GPT’S.
Ma cosa sta succedendo davvero a scuola e come l’IA sta entrando tra i banchi di scuola e nella professionalità docente, Tecnica della Scuola e il gruppo di ricerca Paths di INDIRE hanno realizzato lo scorso anno scolastico un questionario interamente dedicato ai docenti.
A un anno di distanza Tecnica della Scuola e il gruppo di ricerca Paths di INDIRE rilanciano presentando la seconda edizione dell’indagine su IA, didattica e docenti.
Le domande sono sostanzialmente le stesse, così da poter verificare immediatamente cosa e come è cambiato nella percezione e nella esperienza dei docenti il rapporto con l’IA a un anno di distanza.
Tuttavia, siccome nell’ultimo anno c’è stato almeno un significativo intervento dal parte del MIM che ha pubblicato le linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, l’indagine presenta anche due domande riferite alla concreta applicazione delle indicazioni delle Linee Guida nelle scuole.
Compilare il questionario significa poter raccontare la vostra esperienza, le vostre speranze, i timori e le scoperte di tutti i giorni. Una riflessione su cosa di buono si può fare con l’IA in campo educativo. Perché è inutile parlare di innovazione se non ascoltiamo chi insegna davvero e non accompagniamo la sua crescita. Le tue risposte, confrontate con gli esiti dell’indagine del 2025, permetteranno di fare il punto su una delle sfide educative più significative del nostro tempo. Sfida spesso affrontata a colpi di slogan piuttosto che con innovazioni reali.