Home Disabilità Ecco perché gli assistenti sociali non vanno in vacanza

Ecco perché gli assistenti sociali non vanno in vacanza

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“La marginalità non va in vacanza, anche in agosto c’è bisogno di supportare nuclei familiari composti da persone fragili e sole con interventi di assistenza domiciliare o ricoveri di sollievo”.

A ricordarlo è Silvana Mordeglia, presidente del Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali, sottolineando l’importanza di determinati servizi a supporto delle persone in difficoltà, perchè riducono “il peso assistenziale che grava sulle spalle dei familiari di persone malate. Vi è, ancora, la necessità di costruire accordi in merito alle vacanze di un minorenne coi genitori separati, in modo che il bambino possa godere di un tempo sereno e felice con i suoi cari. Occorre, comunque e sempre, creare possibilità di accesso a un servizio specialistico che aiuti adulti, sotto pressione in questa congiuntura socio-economica tanto difficile, ad avere un sostegno che possa prevenire forme, anche estreme, di malessere, fenomeni che in questo periodo subiscono un deciso e drammatico incremento”.

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Il periodo estivo, quindi, anziché rappresentare un periodo di riposto e rilassamento, spesso diventa purtroppo occasione di disagio. “Le consuete reti sociali di supporto quali, ad esempio, le reti amicali o quelle informali di vicinato e di quartiere durante il periodo estivo risultano meno attive e ciò, insieme alla chiusura delle agenzie di socializzazione (scuola, centri ricreativi, ecc.) e di molte attività commerciali, contribuisce ad aggravare le condizioni delle persone che vivono in situazioni di marginalità. Le problematiche sociali nel periodo estivo subiscono un incremento e per questo cresce in questa stagione l’impegno di chi opera nei servizi sociali e sanitari per arginare e fronteggiare le emergenze sostenendo il disagio e attivando, ove possibile, risorse”.

La presidente degli Assistenti Sociali invia quindi una richiesta alle istituzioni: “troviamo, tutti insieme, il modo di non voltare più la testa dall’altra parte. Occorre una seria riflessione, affinché i servizi alla persona possano continuare a dare le risposte necessarie ai cittadini, evitando peraltro che una mancata risposta generi nei tempi successivi problematiche ben più gravi e onerose, oltre che per gli individui, per lo Stato e per la società”. 

 

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