Alla fine, la Legge che impedisce l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole è stata approvata.
Il divieto è assoluto nella scuola dell’infanzia e primaria.
Nella scuola secondaria le attività che riguardano i temi della sessualità sono subordinate al consenso scritto preventivo dei genitori dopo che le scuole avranno messo a disposizione il materiale didattico che intendono utilizzare.
Sulla gravità di questo provvedimento il PCI si è già espresso con nettezza nei mesi scorsi. Questo esito è il frutto della visione oscurantista e autoritaria della maggioranza di governo; del comportamento ambiguo e pusillanime dei precedenti governi che non hanno mai approvato una legge per rendere obbligatoria l’educazione all’affettività e alla sessualità; dei tentativi, in atto da anni, di mettere in discussione il carattere laico della scuola pubblica e il suo compito educativo, la libertà di insegnamento e il diritto alla formazione di studentesse e studenti.
Ogni persona che si occupa di educazione sa che i pregiudizi legati al genere, il sessismo e l’omofobia, sono appresi sin dalla prima infanzia nel contesto relazionale, sociale e familiare, e attraverso i media. Pregiudizi che stanno alla base delle discriminazioni e della violenza di cui un numero crescente di ragazze e ragazzi sono vittime.
Per questo ribadiamo che l’educazione alle relazioni e alla sessualità nelle scuole non solo non deve essere ostacolata, ma deve essere obbligatoria, perché non c’è altro luogo dove possano essere forniti a tutti e tutte, in base all’età, gli strumenti per costruire relazioni sane e libere da stereotipi e violenza, in linea con le Linee Guida dell’Unesco e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Dipartimento Istruzione PCI