“Nel 2026, l’Italia è ancora un Paese in cui intolleranza e pregiudizio consumano nel profondo persone e famiglie. Di fronte all’esempio estremo di Camaiore”, dove un ragazzo di 24 anni che ha fatto Coming-Aut in famiglia è stato ucciso dal padre e con lui la madre che ha tentato fino all’ultimo di difenderlo, “ci domandiamo se il ministro Valditara sia ancora dell’idea proposta nel suo ddl di recente approvato, ovvero se pensa che anche un genitore come Piero Moriconi possa rivendicare l’esclusiva sull’educazione sessuo-affettiva in famiglia“. Punta dritto al ministro dell’Istruzione e del Merito, il presidente di Gaynet Rosario Coco.
Nel commentare l’omicidio in Versilia, a Camaiore, di Mirko e di sua madre, per mano del padre del ragazzo, Coco contesta la decisione presa dal Governo, su spinta proprio del ministro a capo del dicastero di Viale Trastevere, di introdurre il cosiddetto disegno di legge Valditara, che impone l’assenso delle famiglie per attivare corsi che hanno collegamenti con la socio-affettività.
Secondo il presidente di Gaynet, “Piero Moriconi – l’autore del folle gesto in Versilia – è la punta della punta di un iceberg, viste le migliaia di richieste alle linee di aiuto ogni anno, visto il fatto che si registra un episodio di omolesbobitransfobia ogni 2 giorni (omofobia.org), visto che oltre metà delle persone Lgbtqia+ in Italia non stringe la mano quando in coppia per strada (dati Fra)”.
“Nonostante questo, l’Italia è l’unica tra i fondatori Ue – continua Rosario Coco – a non avere una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva e, come se non bastasse, il ddl Valditara appena approvato prevede che le scuole che vorranno parlare di diversità, violenza di genere, affettività, debbano chiedere il permesso alle famiglie, inclusi quei tanti padri che la pensano come Piero Moriconi”.
“Il nostro pensiero – conclude Rosario Coco – va ai tanti genitori che scendono in piazza con i loro figli nei Pride e che spesso conducono la stessa battaglia solitaria della mamma di Mirko, Kety, che ha perso la vita per difendere il figlio“.
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