Siamo in piena ondata di calore, il mese appena trascorso è stato alquanto torrido, così come la fine di maggio. Il caldo ha colpito anche e soprattutto durante esami di Maturità, ultimi collegi docenti, esami di riparazione.
Come sarà la situazione a metà settembre, ossia quando riapriranno le scuole? Gli edifici sono pronti ad accogliere studenti e docenti con alte temperature? Si può davvero stare a scuola con temperature da 30° in poi?
Qualche tempo fa la testata Tuttoscuola ha lanciato un messaggio al Ministero dell’Istruzione e del Merito e alla politica per pianificare soluzioni strutturali idonee a mettere in condizioni vivibili gli alunni, i loro insegnanti e il personale ATA.
La richiesta è semplice: vanno adottate non soluzioni tampone, solo per affrontare emergenze, ma servono soluzioni strutturali. Qualcosa si è mosso: la CISL Scuola Lazio ha predisposto una documentazione operativa destinata alle istituzioni scolastiche, trasformando il rischio caldo in un tema di salute e sicurezza da affrontare all’interno della gestione ordinaria dei luoghi di lavoro e non come un’emergenza occasionale.
La documentazione predisposta dalla CISL Scuola Lazio comprende una circolare organizzativa, una scheda informativa rivolta a tutto il personale e agli studenti e, soprattutto, un allegato al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) dedicato specificamente alla gestione del rischio da calore.
L’aspetto più innovativo è proprio questo: il caldo estremo viene ricondotto nell’ambito del D.Lgs. 81/2008 come rischio lavorativo vero e proprio, al pari degli altri fattori che incidono sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Nel documento si richiama infatti l‘obbligo di valutazione del microclima, la tutela delle persone più vulnerabili e il coinvolgimento delle figure della prevenzione – dirigente scolastico, RSPP, RLS e medico competente – nella definizione delle misure organizzative.
Le misure di prevenzione sono indicate la rimodulazione degli orari delle attività più gravose, la possibilità di spostare le lezioni nelle aule meno esposte al caldo, la riprogrammazione dell’attività motoria, pause aggiuntive, disponibilità costante di acqua, monitoraggio delle temperature, formazione del personale e protocolli di intervento in caso di malori.
Il documento introduce inoltre una soglia: quando la temperatura interna supera i 30 gradi ed è accompagnata da diffuso disagio o malesseri, il dirigente scolastico, insieme al servizio di prevenzione e al medico competente, può valutare la rimodulazione o la sospensione temporanea delle attività non indifferibili e il trasferimento in locali più freschi.
Si parla spesso della possibilità di ristudiare il calendario scolastico: va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
La scuola è destinata quindi a rimanere immobile ai cambiamenti sociali? Al momento pare di sì, nonostante c’è chi si batte da tempo per cambiare il calendario scolastico. Questo è il caso del duo di mamme attiviste Mammadimerda, che anni fa ha lanciato una petizione che chiede l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extra scolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno.
Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.
Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.
Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.
E già in questi giorni, a fine maggio, molte città italiane sono da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.