A due mesi di distanza dalla tragedia oggi, 17 marzo, è stata consegnata simbolicamente, alla famiglia, la pagella del ragazzo di diciotto anni accoltellato a morte da un compagno di scuola a La Spezia. Lo riporta La Repubblica.
“Il periodo di lutto non è ancora finito, né per fa famiglia né per noi. Ma abbiamo l’appoggio delle istituzioni, non solo a parole”, queste le parole della dirigente scolastica a margine della commemorazione organizzata dalla scuola con la partecipazione della famiglia del giovane, in cui oltre alla sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti sono intervenute le principali istituzioni liguri e cittadine: il sindaco di Spezia Pierluigi Peracchini, il questore di Spezia Sebastiano Salvo; l’assessore regionale Giacomo Giampedrone; il prefetto di Spezia Andrea Cantadori, il direttore dell’ufficio scolastico regionale per la Liguria Antimo Ponticiello, la dirigente dell’ufficio scolastico regionale di Spezia Giulia Crocco.
Ecco le parole di Frassinetti: “Ho trovato ragazzi provati ma consapevoli”. E, sui metal detector: “Si tratta di misure emergenziali. Nelle nuove linee guida dell’educazione civica il rispetto ha molto spazio: puntiamo molto sull’educazione all’affettività e la gestione della rabbia”.
“È stato un gesto di grande valore umano e civile che commuove e interroga tutti noi. In quel documento non c’è solo il percorso scolastico di un ragazzo, ma il ricordo di una vita spezzata troppo presto e l’abbraccio di una comunità scolastica che non vuole dimenticare”, ha continuato Frassinetti. “Vicende come questa non devono mai più accadere e ci ricordano quanto sia importante rafforzare ogni giorno il lavoro educativo che coinvolge studenti, famiglie, docenti e istituzioni”.
“Il loro dolore è anche il dolore della scuola italiana ed il senso della mia visita è far sentire la mia vicinanza e quella del Ministero che rappresento alla famiglia e alla dirigente scolastica, anch’essa così duramente colpita. Il modo più autentico per onorare la memoria di Aba è trasformare il suo ricordo in un impegno concreto per continuare a diffondere la cultura del rispetto e lavorare perché la scuola sia un luogo sicuro, attento e capace di prevenire il disagio e la violenza”, ha concluso.
Il ragazzo, da subito giudicato in gravissime condizioni, era stato soccorso dai medici del 118 e dai militi della Croce Rossa che hanno tamponato inizialmente una copiosa emorragia prima della corsa verso la shock room del pronto soccorso, dove gli è stato anche praticato il massaggio cardiaco. Una volta stabilizzato, aveva subìto un delicato intervento nel reparto di chirurgia toracica e trasferito verso le ore 16 nel reparto di rianimazione.
Il giovane, originario di Fayyum, vicino Al Cairo, che viveva alla Spezia con la famiglia da anni, è morto poco prima delle 20 del 16 gennaio.
L’aggressione è avvenuta all’interno di un’aula dell’edificio scolastico di Via XX Settembre, la scuola che nell’Ottocento formava gli operai dell’arsenale marittimo e oggi propone corsi professionali nell’ambito dello yacht, della pesca, della moda e dell’odontoiatria. Zouhair sarebbe entrato in classe dopo le 11 brandendo il coltello con il quale ha colpito Abanoub, mentre i compagni presenti assistevano sotto shock.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, l’aggressore di Youssef Abanoub, sarebbe stato bloccato dal docente che in quel momento si trovava nella classe: il professore, quindi, lo ha anche disarmato. Subito dopo, il ragazzo marocchino è stato circondato dai compagni di classe.
Di lì a poco è giunta la polizia, che ha portato il ragazzo in questura e proceduto con l’arresto in flagranza di reato, oltre che con l’interrogatorio del pubblico ministero.
Nel frattempo, al di fuori del padiglione ospedaliero dove è stato tentato di salvare il 18enne egiziano si sono radunate decine di persone tra familiari, studenti, amici ed insegnanti dell’istituto hanno aspettato il bollettino medico in un’atmosfera di incredula apprensione. Poi la notizia della morte.
Non si comprende con certezza cosa abbia causato il folle gesto: gli inquirenti hanno raccolto alcune testimonianze all’interno della scuola per ricostruire l’ambito entro il quale è nato il folle gesto, che ha lasciato sconvolta tutta la comunità cittadina.
Tra i ragazzi e le ragazze assiepate al di fuori dell’ospedale c’era chi parlava di un dissidio nato giorni addietro per motivi sentimentali legati a una ragazza, probabilmente la fidanzata di uno dei due.