Condivido quanto affermato dal Ministro Valditara sull’educazione alla sessualità, ma non completamente. Per ciò che riguarda l’insegnamento sulla sessualità a scuola, se fosse sano – e ribadisco sano – perché non farlo?
Ma purtroppo ciò che al giorno d’oggi vogliono insegnare ai nostri figli è tutto contaminato. In che senso? Con l’inserimento dell’ideologia gender, spiegata da persone con identità incerta, oppure mostrando a ragazzini delle scuole medie addirittura come masturbarsi.
Si sa che le migliori intenzioni di operatori dell’educazione sessuale si scontrano con la burocrazia scolastica e soprattutto con le posizioni personali dei docenti e dei dirigenti, le quali, per quanto lecite a titolo appunto personale, non possono e non devono invadere la sfera privata di studenti, piccoli o grandi che siano.
Se l’introduzione del “consenso informato” per corsi di educazione sessuale concessi solo alle superiori (giustamente!) può porre un argine alla prevaricazione di idee non necessariamente da tutti condivisibili, è anche vero che le famiglie sono troppo impegnate oggi per conoscere in profondità i contenuti veicolati nei corsi proposti a scuola.
Alcuni genitori potrebbero anche non sentirsi “all’altezza” e credere di fare il meglio delegando all’istituzione scolastica un compito così importante e delle tematiche così intime.
L’esperienza insegna, poi, che i ragazzi che non frequentassero i corsi per volontà dei propri genitori potrebbero essere emarginati o rischiare di essere bullizzati.
La presenza di personaggi appartenenti al mondo LGBT di fronte a giovani menti innocenti non può che creare sconcerto e confusione, oltre a veicolare contenuti non condivisibili da tutte le famiglie – per esempio dalla mia – quindi, a questo punto, meglio che ad insegnare l’educazione sessuale siamo noi genitori. In fin dei conti l’uomo è uomo e la donna è donna.
Questo è ciò che nella mia famiglia si insegna e vogliamo sia rispettato.
Barbara Cinti
Comitato “Pro-life insieme”