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11.09.2025

Educazione in carcere: lo stato dell’arte e il progetto LeMP

Nel contesto carcerario, il diritto all’istruzione consente alla persona detenuta di costruire e mostrare un’immagine di sé diversa da quella che comunemente viene associata al mondo della detenzione. La Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2006 sottolinea l’importanza di garantire a tutti – compresi i detenuti – l’accesso alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, fondamentali per lo sviluppo personale, l’inclusione sociale e l’occupabilità. Lo sottolinea anche il XXI Rapporto Antigone e sono numerosi gli esperti, dai responsabili dei CPIA alle associazioni, ai docenti provenienti da vari atenei che si stanno trovando in questi giorni al convegno organizzato dall’Università di Bologna, presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione sul tema “Sfide e opportunità dell’apprendimento in carcere: riflessioni a partire dalla didattica della matematica”. Si tratta di un’occasione importante per riflettere sull’istruzione carceraria e in particolare per parlare dell’educazione matematica, in contesto carcerario e in altri contesti di esclusione sociale.

Si parlerà, tra l’altro, di matematica informale, di buone pratiche per lavorare con i minori, di insegnamento della matematica agli stranieri.

Scuola in carcere: alcuni dati

Nel corso del 2024, Antigone (https://www.rapportoantigone.it/)  ha effettuato 95 visite negli istituti penitenziari italiani; da queste è emerso che nel 94,7% delle strutture sono presenti spazi dedicati esclusivamente alla scuola e alla formazione. Per quanto riguarda le biblioteche, il 55,9% degli istituti ne dispone e le utilizza anche come spazi comuni, come sale lettura o aule studio. Nella maggior parte delle carceri visitate, vengono regolarmente garantiti corsi di alfabetizzazione e percorsi scolastici di livello superiore. Tra le criticità ci sono la difficoltà di far coincidere le disponibilità degli istituti scolastici esterni con le esigenze organizzative del carcere, l’insufficienza di detenuti necessari a costituire una classe.

Gli ultimi dati elaborati dal Ministero della Giustizia del giugno 2024, mostrano che nell’anno scolastico 23-24 sono stati erogati in totale 1.711 corsi scolastici, coinvolgendo 19.250 iscritti (8.965 stranieri) e che la percentuale dei detenuti che è riuscita ad ottenere la promozione si è attestata al 43,9%. Sui 50 Istituti penitenziari in cui sono presenti più di 10 iscritti a corsi universitari, secondo la Conferenza Nazionale  dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari solo 14 dispongono di sezioni dedicate e spazi adeguati allo svolgimento dello studio e locali comuni.

Istruzione in carcere: nuovi fondi

Come è noto ad inizio agosto Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato due decreti che stanziano complessivamente 45 milioni di euro, di cui 25 milioni per la scuola in carcere e 20 milioni per l’istruzione in ospedale e domiciliare, con il fine di potenziare l’offerta formativa rivolta agli studenti in condizioni di fragilità o restrizione. Le risorse dovrebbero consentire di creare ambienti di apprendimento più avanzati e percorsi didattici personalizzati. 

All’interno delle carceri, l’istruzione degli adulti si basa su una collaborazione strutturata tra i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) e gli istituti scolastici di secondo grado.

I CPIA sono istituzioni scolastiche autonome, che organizzano percorsi di primo livello, finalizzati all’alfabetizzazione, all’apprendimento della lingua italiana e al conseguimento della licenza di scuola primaria e secondaria di primo grado. Per quanto riguarda l’istruzione di secondo livello (scuola superiore), non sono i CPIA a erogarla direttamente: questa viene invece svolta dagli istituti scolastici di secondo grado (come licei, istituti tecnici o professionali). I CPIA svolgono però un ruolo fondamentale di coordinamento: stipulano accordi di rete con le scuole superiori e collaborano alla progettazione didattica, alla definizione dei percorsi individuali degli studenti detenuti e al funzionamento complessivo del servizio formativo. Questa organizzazione è regolamentata dal DPR 275/1999 e dal DPR 263/2012, che stabiliscono come devono essere strutturati i rapporti tra CPIA, istituti di secondo grado e gli altri soggetti coinvolti, come enti locali e strutture accreditate. ( Decreto Interministeriale, Linee guida CPIA, 12 marzo 2015).

Nell’anno scolastico 2023-2024 sono stati erogati in totale (primo livello + secondo livello) 1.711 corsi scolastici, coinvolgendo 19.250 persone iscritte.

Scuola

Gli ultimi dati elaborati dal Ministero della Giustizia e pubblicati il 30 giugno 2024, mostrano che nell’anno scolastico 2023-2024 sono stati erogati in totale (primo livello + secondo livello) 1.711 corsi scolastici, coinvolgendo 19.250 persone iscritte (di cui 8.965 stranieri) e che la percentuale dei detenuti iscritti che è riuscita ad ottenere la promozione si è attestata al 43,9%.

In riferimento agli stranieri, secondo i dati messi a disposizione dal Ministero della Giustizia, la maggior parte degli stranieri iscritti si concentra nel primo livello (7.410 detenuti stranieri). Tra questi 4.580 hanno partecipato a corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, e 1.693 sono stati promossi, ovvero il 36,96% del totale degli studenti stranieri iscritti ai corsi precedentemente citati.

Comparando i dati più recenti con quelli in riferimento all’anno precedente è possibile elaborare un grafico comparativo con alcune osservazioni e considerazioni.

http://www.ristretti.it/areestudio/cultura/scuola/scuola.htm 

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