Quello della educazione sessuale è sempre stato un tema “divisivo” o che, comunque, ha alimentato polemiche vivaci, anzi vivacissime.
Il dibattito che oggi si sta sviluppando intorno alla questione del “consenso informato” dei genitori non è nulla se lo si confronta con quanto accadde esattamente 60 anni fa quando a Milano gli studenti del Liceo Parini fecero uscire il numero di febbraio del giornale La Zanzara curato dalla associazione studentesca dell’Istituto.
In due pagine del giornale venivano presentati gli esiti di una inchiesta su temi considerati scandalosi come educazione sessuale, contraccezione, matrimonio e divorzio.
L’articolo-inchiesta era curato da Marco Sassano, Claudia Beltramo Ceppi e Marco De Poli ed esplorava la condizione e le opinioni delle giovani studentesse.
L’indagine si divideva in diversi punti chiave.
Educazione familiare
Emerge una netta critica verso l’autoritarismo dei genitori. Le studentesse intervistate rivendicano una libertà individuale basata sulla responsabilità personale e sul dialogo, preferendo genitori che agiscano come “amici” piuttosto che come figure impositive.
Sesso e società
L’inchiesta evidenzia una grave carenza nell’educazione sessuale, spesso assente o impartita in modo traumatico nelle scuole. Si criticava l’ipocrisia della società che produce film erotici per interesse commerciale, mentre si nega un’informazione scientifica seria su temi come il controllo delle nascite e l’uso degli anticoncezionali.
Problema morale e religioso
Le opinioni sui rapporti prematrimoniali erano divergenti. Da un lato c’erano studenti e studentesse che dichiaravano di seguire la dottrina cattolica tradizionale legata alla verginità; dall’altro, molte ragazze sostenevano che la “purezza spirituale” non coincida necessariamente con l’integrità fisica e che il sesso debba essere vissuto come una scelta di coscienza legata all’amore, non solo a un contratto matrimoniale.
Matrimonio, lavoro e divorzio.
Veniva analizzato il conflitto tra la realizzazione professionale e il ruolo tradizionale di casalinga. Molte studentesse del Parini rifiutavano l’idea di una vita dedicata esclusivamente alla casa, considerandola “alienante”; emergeva inoltre una forte apertura verso l’introduzione del divorzio (che all’epoca non era previsto dal nostro ordinameto), visto come una misura di civiltà e rispetto per la libertà umana.
L’articolo toccava anche la questione dell’inefficacia dell’istruzione scolastica: quando presente, l’educazione sessuale nelle scuole veniva definita “approssimativa e traumatizzante”. Al contrario gli studenti ritenevano necessario che la scuola non si limitasse all’aspetto puramente medico, ma affrontasse il tema per prevenire problemi sociali come le ragazze madri e i figli illegittimi.
Gli autori concludevano osservando che, sebbene esista una “élite” di ragazze intellettualmente impegnate e moderne, una larga parte della massa studentesca appare ancora disinteressata o legata a posizioni più conformiste.
L’inchiesta è passata alla storia soprattutto per le conseguenze anche giudiziarie.
I redattori e lo stesso preside Daniele Mattalia furono indagati e processati per il reato di pubblicazione oscena; in primo grado, a Milano, vennero assolti e anche in secondo grado l’accusa uscì sconfitta dal processo che si concluse con una assoluzione con formula piena.
Il clamore mediatico che si sviluppò intorno al “caso Zanzara” fu enorme anche per riguarda un “liceo bene” della città frequentato da figli di professionisti e di intellettuali.
Per mesi quotidiani e rotocalchi settimanali continuarono ad occuparsene. Buona parte del mondo cattolico milanese intervenne con decisione: a guidare la “crociata” contro i pariniani scostumati e ribelli fu un docente di religione del vicino liceo Berchet, quel Don Luigi Giussani che una decina di anni prima aveva fondato il Movimento di Comunione e Liberazione.
C’è chi sostiene che il “caso Zanzara” abbia in qualche modo anticipato il movimento studentesco del 1968: forse questa interpretazione è un po’ eccessiva, ma resta il fatto che nei primi mesi del ’66, mentre gli studenti di sociologia di Trento davano vita alle prime occupazioni, i mezzi di informazione parlavano quotidianamente del “Parini” di Milano e solo raramente delle proteste degli universitari.