Negli ultimi giorni è esplosa – soprattutto sui social e tra chi segue la scuola “dalla finestra” della rete – una forte agitazione intorno all’ultimo disegno di legge proposto dal Ministro Valditara.
Ero in Erasmus in Francia la scorsa settimana ma, ovviamente, la cosa ha attirato la mia attenzione non solo per il lavoro che faccio ma anche perché sono direttamente interessata avendo un figlio alla primaria.
Anche i colleghi francesi mi chiedevano cosa stesse accadendo, spendendo parole di ammirazione per il divieto all’uso dei cellulari ed il rafforzamento dell’importanza di una condotta corretta a scuola.
Molti post declamavano e declamano che il Ministro intende cancellare dalla scuola italiana l’“educazione emotivo/relazionale” e questo, in un’epoca in cui in Italia in media ogni due giorni avviene un femminicidio, ha sollevato in me una certa preoccupazione.
Ma qualcosa non tornava: forse il Ministero si contraddice e “sbugiarda” se stesso?
Allora faccio quello che ciascuno dovrebbe fare prima di lanciare anatemi e procurare allarme: leggo il testo del disegno di legge C. 2423, nonché la relazione del Ministro proponente, che introduce l’obbligo di consenso informato scritto dei genitori per le attività scolastiche “attinenti all’ambito della sessualità” e prevederebbe, per la scuola dell’infanzia e primaria, il divieto “fatto salvo quanto disposto dalle Indicazioni nazionali vigenti”.
Inoltre, con una disposizione che merita un plauso, prevede una corretta ed accurata “selezione” rispetto agli interventi di soggetti terzi all’istituzione scolastica, coinvolgendo gli organi collegiali chiamati a pronunciarsi sull’intervento e, in particolare il collegio dei docenti, che definisce i criteri di valutazione dei titoli e della professionalità dei soggetti esterni che si intende coinvolgere nelle suddette attività, con riguardo sia alla finalità educativa sottesa sia al livello di maturazione degli studenti destinatari e alla loro età, in un’ottica di tutela degli stessi attraverso la valutazione nel singolo caso.
Purtroppo questa che dovrebbe essere la normale procedura nelle scuole, viene spesso elusa nei casi in cui gli “esperti” sono “invitati” o “introdotti” a titolo gratuito nelle classi anche da singoli docenti senza alcuna provata preparazione.
Il provvedimento, dunque, non contiene alcun divieto circa l’educazione all’affettività, all’espressione delle emozioni, al rispetto dell’altro, alla lotta al bullismo o al sessismo.
Se così fosse sarebbe veramente incoerente con tutto il resto della normativa precedente all’insediamento di questo governo e successiva laddove, sia pur non declinata con materia autonoma, l’educazione emotiva è integrata in modo diffuso.
Premesso che i valori dell’empatia, del rispetto e della convivenza civile si insegnano attraverso l’esempio nella vita e nella pratica quotidiana a casa e nell’ambiente educativo complessivo, sia le nuove Indicazioni nazionali per il curriculo che le linee guida per l’educazione civica contengono multiple affermazioni che richiamano esplicitamente l’educazione emotiva e relazionale, che è centrale nella scuola italiana.
Le Indicazioni nazionali pongono l’accento sull’educazione emotiva come dimensione fondamentale del percorso formativo, non solo come alfabetizzazione emozionale, ma come processo educativo integrato in tutte le discipline. L’educazione emotiva mira a sviluppare la consapevolezza delle proprie emozioni, l’empatia, la capacità di gestire situazioni di stress o conflitto e l’espressione sana dei sentimenti.
Nei campi di esperienza della scuola dell’infanzia, come “Il sé e l’altro”, “Corpo e movimento” e “I discorsi e le parole”, si promuove la relazione, utilizzando metodologie come peer tutoring, dialogo costruttivo e scambio interculturale e la sicurezza emotiva è parte della metacognizione,
Le Linee guida dell’educazione civica ribadiscono con chiarezza la centralità della cittadinanza attiva, del rispetto delle diversità, della prevenzione del bullismo e della promozione del benessere relazionale e, nell’ultima modifica, raccomandano alle scuole di riservare particolare attenzione al contrasto alla violenza contro le donne, per educare a relazioni corrette e rispettose e di innalzare i livelli di uguaglianza tra uomo e donna nel proprio contesto.Direi che, anche solo questi pochi riferimenti, possano bastare a placare le ansie dei vari “influencer” che si occupano del mondo della scuola.
Rimane la questione del tema “sessualità”, dal momento che non risulta in essere o in animo una riforma dei ‘traguardi di sviluppo delle competenze’ o degli obiettivi dell’insegnamento delle scienze o della biologia e immagino che corpo umano e riproduzione continueranno ad essere studiate.
Oggi il Ministro ha chiarito che la proposta fa riferimento ad alcune teorie come le teorie c.d. gender, che sono state in alcune scuole anche ai più piccoli nonostante oggetto di dibattiti e controversie. Probabilmente tale aspetto andrebbe chiarito nel testo di legge e la dizione “tematiche dell’ambito della sessualità” maggiormente specificato.
Anna Tiseo, dirigente scolastico