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17.10.2025

Educazione sessuale e consenso informato: ormai è un caso politico

Reginaldo Palermo

L’emendamento, a firma della deputata Giorgia Latini della Lega, al ddl sul consenso informato in materia di educazione sessuale sta diventando un caso politico.
La proposta di modifica ha esteso il divieto di progettualità legate all’ambito della sessualità a tutto il primo ciclo di istruzione.

Le prese di posizione contrarie non si contano e non arrivano solamente dalle opposizioni.
In queste ore Antonello Giannelli, Presidente ANP, evidenzia che “il provvedimento in esame prospetta due seri ordini di problemi: uno di ordine giuridico-organizzativo; l’altro, più ampio, di concezione sociale”

 “Per quanto riguarda le problematiche rientranti nel primo aspetto – spiega Giannelli –  oltre a ricordare la tutela offerta dall’articolo 117 della Costituzione all’autonomia scolastica, occorre sottolineare che esiste una fondamentale distinzione tra progettualità curricolare ed extracurricolare. Il testo proposto, invece, pretende di equipararle quando si riferiscono all’ambito della sessualità”

E’ pur vero, osserva il presidente ANP, che carta costituzionale tutela anche, all’articolo 30, il diritto delle famiglie a educare i figli. Ma è altrettanto vero che “le scuole hanno l’obbligo di pubblicare il PTOF per far sì che le famiglie possano visionarlo e scegliere consapevolmente la scuola che preferiscono”. 
“Ma – aggiunge Giannelli – una volta effettuata l’iscrizione, la natura pubblica della missione educativa non può essere disconosciuta e all’azione amministrativa scolastica non sono opponibili veti genitoriali“.

C’è però una seconda questione assolutamente rilevante:  “Non possiamo fare a meno di osservare che le innovazioni legislative in questione sembrano ispirate a una visione sociale che ormai, piaccia o no, risulta ampiamente superata dalla realtà. Non possiamo ignorare che i nostri figli sono quotidianamente raggiunti, attraverso i media digitali, da contenuti a carattere sessuale terribilmente distorti e diseducativi”.
L’eventuale scelta di proibire alla scuola di occuparsi con professionalità della loro educazione sessuale – sottolinea ancora il presidente ANP – li abbandona irresponsabilmente a una esposizione incontrollata, capace di condizionarne la crescita in negativo. Il ruolo della scuola è anche quello di educare lato sensu: educare alla vita collettiva, al rapporto con gli altri; non più insegnare solo a scrivere, leggere e far di conto“.

Il Presidente dell’ANP ricorda poi che “il rapporto UNESCO 2023 sulla “educazione sessuale integrale” certifica come l’Italia sia uno degli ultimi Stati membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria a scuola. La comunità scientifica internazionale riconosce unanimemente l’importanza di un’educazione strutturata all’affettività e alla sessualità per la prevenzione di abusi, violenze di genere, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili”. 
Secondo Giannelli è necessario che il decisore politico trovi coraggio e determinazione e conclude il comunicato con la celebre frase di Alcide De Gasperi: “Un politico pensa alle elezioni. Uno statista alle prossime generazioni”. 

La decisione della Lega sta creando qualche fibrillazione anche all’interno della Commissione Bicamerale Femminicidio: i parlamentari del PD, infatti, stanno chiedendo ai ministri Roccella e Valditara di andare al più presto in Commissione per riferire su quanto sta accadendo a proposito del ddl sul consenso informato in materia di educazione sessuale.
Richiesta di audizione formulata forse anche per mettere in difficoltà la maggioranza di Governo, anche se Roccella e Valditara potrebbero semplicemente osservare che l’emendamento arriva non dai ministeri ma da un deputato della Lega. E, fino a prova contraria, i parlamentari godono di una loro autonomia rispetto al Governo stesso.

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