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Aggiornato il 22.12.2025
alle 09:50

Educazione sessuale: il PD propone di istituire un fondo apposito; la ministra Roccella ferma tutto e dà il via libera solo per l’ “educazione al rispetto”

Reginaldo Palermo

Si è concluso in Commissione Bilancio l’esame del disegno di legge sulla “manovra finanziaria” per il 2026.
Come accade quasi sempre anche in questa circostanza le ultime ore hanno dato occasione a maggioranza e opposizione per aprire scontri e polemiche.
Per limitarci ai problemi della scuola, va segnalato quanto accaduto sulla questione della educazione sessuale.
Nei giorni scorsi il PD aveva tentato di “forzare la mano” presentando un emendamento finalizzato a finanziare attività e iniziative di educazione sessuale nelle scuole secondarie.

Probabilmente la maggioranza ha letto questa proposta dell’opposizione come un tentativo di riaprire il dibattito sulla questione che Valditara, Salvini e Meloni considerano di fatto chiuso dopo che nei giorni scorsi la Camera aveva approvato il disegno di legge sul cosiddetto “consenso informato”.

La maggioranza ha tentato in tutti i modi di concordare una modifica dell’emendamento in modo da “svuotarlo” di significato.
Per un paio di giorni il testo ha fatto la spola fra l’aula della Commissione e gli uffici legislativi del Senato e dei Ministeri coinvolti.
In ultimo è intervenuta la ministra della Famiglia Eugenia Roccella a porre fine alla vicenda.
Roccella (non dimentichiamo che negli anni ’70 fu una attivista del Partito Radicale, nel ’75 pubblicò un libro dal titolo inequivocabile “Aborto facciamolo da noi”) ha detto basta e ha fatto riscrivere l’emendamento che è stato approvato secondo questo testo: “Allo scopo di incentivare e sostenere in tutto il territorio nazionale attività educative, anche non formali, nelle scuole di ogni ordine e grado, in materia di pari opportunità, consenso, diritto all’integrità fisica e rispetto reciproco, finalizzate allo sviluppo della consapevolezza affettiva, alla diffusione di percorsi di responsabilità e attenzione nelle relazioni personali e allo sviluppo di un ambiente in cui gli stereotipi, la violenza, le discriminazioni e gli abusi vengano prevenuti, anche con il coinvolgimento dei centri antiviolenza pubblici e privati già esistenti, nello stato di previsione del Ministero dell’Interno è istituito un fondo con una dotazione di 7 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2026 e 2027, da ripartire tra i comuni individuati con il decreto di cui al secondo periodo, per l’erogazione di contributi in favore delle scuole di ogni ordine e grado”.

Niente educazione sessuale, quindi, ma un più generica e onnicomprensiva “educazione al rispetto”.
Formulazione quindi che non mancherà di suscitare proteste non solo delle opposizioni ma anche dei movimenti degli studenti e delle associazioni professionali.

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