Pase che vai educazione sessuale che trovi, sembra sia questo l’elemento che accomuna l’Ue in materia di educazione sessuale, secondo quanto pubblica Pagellapolitica.it, specializzata in fact checking.
Infatti, a seguito delle numerose polemiche che hanno accompagnato in Parlamento tutta la materia relativa alla educazione sessuale nelle scuole, compreso il consenso informato, voluto dalla Lega, l’interrogativo che si è alzato riguarda il modo col quale nelle altre Nazioni d’Europa questa delicata disciplina viene insegnata. Per capirlo è stata presa in esame l’ultima ricerca sull’argomento, pubblicata nel 2020 dalla Commissione europea.
“Secondo questo rapporto a novembre 2019 in 19 Stati membri era obbligatorio per le scuole offrire qualche forma di educazione sessuale, mentre l’offerta restava facoltativa in altri otto Paesi: Spagna, Croazia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania e l’Italia”.
Non saremmo dunque senza una buona compagnia, dentro la quale in ogni caso continua a circolare il dubbio sul concetto di obbligo e soprattutto sull’idea relativa all’età del suo studio, compresi i contenuti trattati e sulle modalità con cui i programmi vengono inseriti nei curricoli scolastici.
Se in alcuni stati d’Europa, la sessualità è affrontata già alla primaria, in altri l’educazione sessuale non si limita agli aspetti biologici, ma comprende una dimensione affettiva e relazionale, come è segnalato dal rapporto della Commissione Ue che ha analizzato ben undici temi trattati: “gli aspetti biologici e la conoscenza del corpo; l’amore e le relazioni affettive; la violenza sessuale e di genere; la gravidanza e il parto; l’orientamento sessuale e le tematiche LGBT; la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; la contraccezione; i ruoli di genere; il consenso; i diritti umani; e il rapporto tra sessualità e i media online.
Il problema è allora quello di capire quali di questi “temi-argomenti” è più trattato nelle scuole dei vari paesi.
In alcuni la materia si concentra quasi esclusivamente sulla dimensione biologica, mentre solo un numero ristretto di Stati – tra cui Germania, Finlandia, Austria e Repubblica Ceca – affronta in maniera sistematica tutti gli undici temi individuati.
Oltre ai temi, c’è anche “il modo attraverso il quale l’educazione sessuale viene impartita”.
Se nella maggior parte dei Paesi Ue non esiste una disciplina autonoma dedicata cosicchè i contenuti sono distribuiti tra più materie, come biologia, religione, educazione alla cittadinanza o alla salute, in altre Nazioni, come nei Paesi Bassi o in Germania, la sessualità diventa un tema trasversale del curricolo, con obiettivi generali che tutti i docenti devono contribuire a raggiungere.
Altra questione riguarda la formazione degli insegnanti, che in molti Paesi resta limitata, facoltativa o non strutturata, e solo in pochi casi è integrata nella preparazione iniziale dei docenti. Ne consegue che, anche dove l’educazione sessuale è formalmente obbligatoria, non tutti gli studenti la ricevono realmente e in alcuni Paesi i genitori possono chiedere l’esonero dei figli.
In Polonia si sarebbe invece arrivati a tentativi di criminalizzare alcune attività informative rivolte ai minori.
In ultimo, secondo il rapporto della Commissione Ue, l’educazione sessuale, e sarebbe certezza diffusa, ha effetti positivi sulla salute e sul comportamento dei giovani, riducendo i rischi, aumentando l’uso della contraccezione e migliorando conoscenze, atteggiamenti e competenze relazionali, senza in alcun modo anticipare l’inizio dell’attività sessuale.