C’è indignazione per la decisione presa dall’attuale Governo di bloccare l’educazione sessuale-affettiva nella scuola primaria e di renderla facoltativa nella scuola secondaria ma previo consenso dei genitori. Come pedagogista non vorrei farne una questione politica ma sta di fatto che l’aspetto politico s’insinua sfacciatamente in quello educativo-formativo. Si dice, da parte di pedagogisti, psicologi ed esperti vari, che tale presa di posizione comporta la rinuncia a formare i giovani al confronto con la sempre maggiore complessità del mondo. A tale riguardo, sul Corriere della Sera del 18/10/2025,
Carlo Verdelli contesta, legittimamente, la scelta del Ministro Valditara. Nel suo articolo il giornalista porta, quale paragone negativo, l’operato di Trump: “…Una delle prime cose che ha fatto Trump è stata azzerare ogni discorso sulla complessità di genere: esistono solo maschi e femmine.” Un commento giornalistico di questo tenore, legittimissimo, contiene un’indubbia essenza politica. Vorrei, sommessamente, far notare il fatto che, in questo caso, la complessità di genere viene inventata a tavolino proprio da coloro che in ragione delle ragioni LGBTQIA+¹ elencano una serie infinita di generi sessuali:
A parte i primi tre “generi” (L-G-B) che conosciamo da sempre, da dove spuntano fuori tutti gli altri? Attraverso quale ricerca/scoperta scientifica approvata e accreditata a livello internazionale si sono effettivamente rilevati tali e tanti generi? Va detto che nell’articolo Verdelli sostiene che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che una corretta educazione alla sessualità, con una scoperta graduale del proprio corpo, inizi dalla prima infanzia, quindi dalle elementari, e sia ispirata a criteri di scientificità, inclusività e prevenzione della violenza. Quella che in gergo si chiama “evidenza scientifica” qui dove sta? È noto che nell’ambito delle teorie Gender² si sostiene anche che tra maschile e femminile non vi è alcuna differenza geneticamente apprezzabile se non quelle create artatamente dalla cultura arcaico-patriarcale dominante. Sulla scorta di tali convinzioni la medicina di genere³ dobbiamo considerarla scienza o costrutto culturale patriarcale?
Il problema non sta nel condividere o meno l’educazione sessuale nelle scuole ma nell’uso che una certa parte politica vuole farne. Certo che esistono le persone con problemi seri di identità sessuale⁴ ma si tratta di una ristrettissima minoranza alla quale si devono tutte le attenzioni e cure del caso. Siamo al cospetto di questioni di competenza medica per le quali non è opportuno e/o necessario proporre o imporre di modificare la lingua italiana per il timore di offendere i diretti interessati, o proporre/imporre di stravolgere il criterio generalmente e giuridicamente accettato di determinazione dell’identità sessuale. Qualcuno vorrebbe arrivare anche da noi alla normativa vigente nei Paesi Bassi per il cambio dell’identità sessuale sull’onda delle teorie gender⁵. Non basta che Alfredo, 90 chili di muscoli, con la barba folta e il sigaro in bocca si percepisca femmina per mandarlo a urinare nel bagno delle donne. Non può bastare a Eugenio pretendere, seduta stante, di esser chiamato Alice e iscriversi alla gara di lancio del martello nella nazionale femminile.
Se un essere umano geneticamente maschio si percepisce femmina o viceversa, non siamo di fronte a un libero pensatore ma a una persona bisognosa d’aiuto, e questo aiuto gli va assolutamente dato: ma è una questione medica che non può e non deve diventare l’occasione per una rivoluzione culturale ideologicamente pilotata. Se una ragazza anoressica di 35 chili si percepisce obesa guardandosi allo specchio, non siamo di fronte a un caso di autodeterminazione ma a una persona da curare o, più banalmente, da aiutare. Se mi presento alle porte del Quirinale e chiedo di conferire con il Presidente Mattarella perché mi percepisco Napoleone Bonaparte, vengo arrestato perché ritenuto fuori di testa o si deve rispettare il mio diritto all’autodeterminazione?
Ogni psichiatra infantile, psicologo e pedagogista sa bene che il soggetto in età evolutiva, nel periodo che si definisce comunemente pubertà (approssimativamente dagli 8 ai 14 anni), quando affiorano i caratteri sessuali secondari, si trova in una condizione psicologica tutt’altro che definita ma che giunge, nel 97-98% dei casi, a una soluzione finale corretta seguendo il suo decorso naturale. Non è necessario che qualcuno vada a turbare un sistema psico-neurobiologico che nella stragrande maggioranza dei casi sa, da solo, cosa fare. Non si tratta di essere reazionari ma semplicemente realisti. Nell’attuale clima culturale, l’ossessione delle sinistre per l’educazione sessuale nelle scuole promuove un evidente contenuto politico, non si dimentichi che il tutto possiede sibillini legami con la cultura Woke⁶.
La disforia di genere è materia medica definita dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (MSD-5), perciò non esponibile a manipolazioni di bandiera di stampo progressista o altro. La lenta demolizione dell’Occidente passa anche da qui, dal tentativo di azzerare 500 anni di metodologia scientifica galileiana che pretende rigore epistemologicamente provante per affidarsi alla mera percezione di sé, alla sensazione e all’emozione. L’educazione sessuale-affettiva nella scuola primaria va bene se l’obiettivo è quello di promuovere il rispetto fra i generi, ma non va affatto bene se si intende governare lo sviluppo sessuale degli alunni magari prospettando loro la possibilità di accedere a generi sessuali del tutto ignoti alla comunità umana e alla scienza.
Il sociologo Zygmunt Bauman coniò il concetto di società liquida per definire sociologicamente l’inconsistenza delle relazioni umane in un mondo che smantella ogni vincolo relazionale duraturo e impegnativo (vedi famiglia). Le suddette teorie Gender vogliono rendere liquida anche l’oggettività biologica dell’identità di genere: tutto è soggettivo, non conta la realtà oggettiva, non conta la verità fattuale ma il primato della volontà individuale che, poi, pretende il riconoscimento del diritto. Si fa sentire il ruggito della picca giacobino-marxista di voler smentire, a ogni costo, quel biblico “Uomo e donna li creò⁷.” Sarò anche uno stantio conservatore, uno spregevole reazionario, mi si dica quel che si vuole, ma su questa strada l’Occidente finirà nel vicolo cieco del caos — e questo ad Est e ad Oriente lo sanno, eccome se lo sanno.
Fabio Fineschi