Oggi, 3 dicembre, è stata pubblicata l’edizione 2025 di Eduscopio, il motore di ricerca costruito da Fondazione Agnelli che stila una vera e propria classifica delle scuole italiane nelle varie città, dividendole prima per finalità (lavoro o università) e poi per indirizzo di studi.
Come ogni anno si attende la circolare che contiene le scadenze entro cui i genitori possono iscrivere i figli a scuola. Come riporta Italia Oggi, il documento potrebbe essere pubblicato a giorni. La circolare riporterà l’indicazione della data di inizio che dovrebbe collocarsi nella prima settimana dopo le vacanze natalizie. I rumors parlano del 12 gennaio come data papabile.
Il portale fornisce dati aggiornati sulle scuole secondarie di II grado per aiutare studenti e famiglie nella scelta del percorso di studi dopo la terza media. Permette di comparare le scuole nell’area di residenza, indirizzo per indirizzo, sulla base di come esse preparano per l’università o per il mondo del lavoro dopo il diploma.
Per questa nuova edizione, il gruppo di lavoro della Fondazione Agnelli, coordinato da Martino Bernardi, ha analizzato i dati di 1.355.000 diplomati italiani provenienti da 8.150 scuole in tre anni scolastici successivi (a.s. 2019/20, 2020/21, 2021/22). Le analisi si concentrano su due compiti educativi fondamentali: la capacità dei licei e degli istituti tecnici di preparare e orientare gli studenti a un successivo passaggio agli studi universitari, e la capacità degli istituti tecnici e professionali di preparare gli studenti a un positivo ingresso nel mondo del lavoro per chi non intende frequentare l’università.
Una novità di quest’anno è la valutazione degli esiti universitari e lavorativi dei diplomati dell’a.s. 2021-22, l’annualità più recente considerata. Tra questi, sono inclusi 2.112 diplomati che hanno concluso la sperimentazione di percorso quadriennale avviata nell’a.s. 2018-19, i quali hanno sostenuto la maturità nel giugno 2022. Questa analisi preliminare è stata condotta per comprendere l’efficacia della sperimentazione, confrontando i risultati (in particolare quelli nel primo anno di università) con quelli dei compagni che hanno seguito il tradizionale percorso quinquennale.
Gli istituti con un percorso quadriennale considerati sono 142 tra statali e paritari. Quasi l’80% degli studenti quadriennali ha conseguito un diploma liceale (prevalentemente scientifico). Per confrontare il percorso accademico dei diplomati quadriennali con quello dei quinquennali in un contesto educativo omogeneo, sono stati individuati studenti che hanno conseguito la maturità (classico, scientifico, ecc.) in istituti che avevano attivato entrambi i percorsi. Sulla base di questo criterio, sono stati confrontati 1.885 diplomati quadriennali con 8.558 diplomati quinquennali loro compagni di scuola. I diplomati quadriennali risultano in genere studenti più motivati e con risultati più elevati già dalla scuola media (autoselezione positiva). Tuttavia, per quanto riguarda il percorso universitario, non si osservano differenze significative nell’immatricolazione, ma i diplomati quadriennali ottengono voti leggermente inferiori a parità di altre condizioni rispetto ai compagni quinquennali (risultato statisticamente significativo). La stima della percentuale di crediti (CFU) ottenuti suggerisce anche una minore efficacia, sebbene tale risultato non sia statisticamente significativo.
Il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, ha commentato che questi risultati suggeriscono che un percorso quadriennale che anticipi l’uscita a 18 anni, in assenza di un profondo ripensamento didattico e organizzativo, potrebbe avere effetti negativi sulle competenze degli studenti. Ha inoltre sottolineato come sia doveroso valutare l’efficacia delle sperimentazioni prima di mettere a sistema riforme, in modo da poter intervenire con aggiustamenti qualora gli esiti non siano quelli attesi.
Per orientarsi sulla piattaforma, lo studente deve specificare: se è orientato a una scelta che porti all’università o al lavoro dopo il diploma; quale indirizzo di studio (es. liceo scientifico, istituto tecnico economico, e ora anche il liceo scientifico sportivo) è orientato a scegliere; e in quale comune risiede, specificando la sua disponibilità a spostarsi. In pochi click si possono confrontare gli esiti delle scuole che offrono quell’indirizzo nella sua zona.
La sezione dedicata alla preparazione universitaria considera i licei e una parte degli istituti tecnici del Paese (con l’eccezione di Valle d’Aosta e Alto Adige). Gli istituti professionali non sono inclusi in questa sezione in quanto la loro missione primaria è favorire l’ingresso nel mercato del lavoro. L’analisi per l’università si basa sui dati dell’Anagrafe degli Studenti (ANS) e nell’Anagrafe degli Studenti Universitari e dei Laureati (ANSUL) del MIUR. Per garantire solidità statistica, vengono considerati solo gli istituti tecnici e licei che inviano all’università almeno un terzo dei diplomati e che, per almeno un indirizzo, mandano non meno di 21 diplomati nell’arco del triennio.
La qualità delle scuole viene sintetizzata nell’Indice FGA, che pesa al 50% la velocità nel percorso di studi (crediti universitari ottenuti) e al 50% la qualità negli apprendimenti (media dei voti agli esami). Un altro indicatore importante è la Percentuale di diplomati in regola, che misura quanti studenti raggiungono il diploma cinque anni dopo senza bocciature, riflettendo il grado di “inclusività” della scuola. Le analisi confermano che, in media, gli studenti delle scuole che meno selezionano durante il percorso ottengono poi i risultati migliori all’università, smentendo l’idea di una relazione sistematica tra selettività della scuola e risultati universitari.
La sezione che valuta la preparazione al lavoro include gli istituti tecnici (indirizzi economico e tecnologico) e tutti gli istituti professionali (settori Servizi e Industria e artigianato), escludendo anche qui Valle d’Aosta e Alto Adige. Sono stati analizzati gli esiti lavorativi di circa 618.000 diplomati, utilizzando l’Anagrafe Nazionale degli Studenti (ANS) del MIUR e le Comunicazioni Obbligatorie (CO) del Ministero del Lavoro. La comparazione si basa su due indicatori fondamentali: la percentuale dei diplomati “occupati” (che hanno lavorato per più di sei mesi in due anni dal diploma) in rapporto ai diplomati che non si sono immatricolati all’università, e la coerenza tra gli studi fatti e il lavoro svolto.