Oggi, 3 dicembre, è stata pubblicata l’edizione 2025 di Eduscopio, il motore di ricerca costruito da Fondazione Agnelli che stila una vera e propria classifica delle scuole italiane nelle varie città, dividendole prima per finalità (lavoro o università) e poi per indirizzo di studi.
Il portale fornisce dati aggiornati sulle scuole secondarie di II grado per aiutare studenti e famiglie nella scelta del percorso di studi dopo la terza media. Permette di comparare le scuole nell’area di residenza, indirizzo per indirizzo, sulla base di come esse preparano per l’università o per il mondo del lavoro dopo il diploma.
La novità di quest’anno è la valutazione degli esiti universitari e lavorativi dei diplomati dell’a.s. 2021-22, l’annualità più recente considerata. Tra questi, sono inclusi 2.112 diplomati che hanno concluso la sperimentazione di percorso quadriennale avviata nell’a.s. 2018-19, i quali hanno sostenuto la maturità nel giugno 2022. Questa analisi preliminare è stata condotta per comprendere l’efficacia della sperimentazione, confrontando i risultati (in particolare quelli nel primo anno di università) con quelli dei compagni che hanno seguito il tradizionale percorso quinquennale.
Gli istituti con un percorso quadriennale considerati sono 142 tra statali e paritari. Quasi l’80% degli studenti quadriennali ha conseguito un diploma liceale (prevalentemente scientifico). Per confrontare il percorso accademico dei diplomati quadriennali con quello dei quinquennali in un contesto educativo omogeneo, sono stati individuati studenti che hanno conseguito la maturità (classico, scientifico, ecc.) in istituti che avevano attivato entrambi i percorsi. Sulla base di questo criterio, sono stati confrontati 1.885 diplomati quadriennali con 8.558 diplomati quinquennali loro compagni di scuola. I diplomati quadriennali risultano in genere studenti più motivati e con risultati più elevati già dalla scuola media (autoselezione positiva). Tuttavia, per quanto riguarda il percorso universitario, non si osservano differenze significative nell’immatricolazione, ma i diplomati quadriennali ottengono voti leggermente inferiori a parità di altre condizioni rispetto ai compagni quinquennali (risultato statisticamente significativo). La stima della percentuale di crediti (CFU) ottenuti suggerisce anche una minore efficacia, sebbene tale risultato non sia statisticamente significativo.
“I risultati della nostra analisi – ha commentato Andrea Gavosto – suggeriscono che un percorso quadriennale che anticipi a 18 anni l’uscita dalla scuola secondaria, in assenza di un profondo ripensamento didattico e organizzativo, potrebbe avere effetti negativi sulle competenze degli studenti e sulle loro prospettive successive. Non è vero, peraltro, che nella maggior parte dei paesi europei la scuola secondaria finisca a 18 anni, come talvolta si afferma. Più in generale, prima di mettere a sistema riforme con l’obiettivo di migliorare la qualità degli apprendimenti e le opportunità di successo degli studenti italiani, credo sarebbe doveroso valutare l’efficacia delle sperimentazioni che anticipano le riforme auspicate, così da poter ancora intervenire per tempo con aggiustamenti, allorché gli esiti non siano quelli originariamente attesi. Questo, purtroppo, non sempre avviene nel nostro Paese”.
Flc Cgil aveva parlato della sperimentazione dei percorsi quadriennali, partita dall’anno scolastico 2018/19: “Delle 192 scuole coinvolte, composte da 127 scuole statali e da 65 paritarie, di cui 144 licei e 48 istituti tecnici, sono state autorizzate 175 classi dall’anno scolastico successivo e i rinnovi si sono ridotti a 98. Era, pertanto, già incomprensibile la scelta dell’allora ministro Bianchi di ampliare da 100 a 1000 scuole la sperimentazione dei quadriennali (dm 344/21) e i numeri di oggi rafforzano quella convinzione, visto che solo 243 scuole, sulle 1000 previste, hanno chiesto di sperimentare il modello del ‘diploma in 4 anni'”.