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Aggiornato il 02.09.2025
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Emilio Fede è morto a 94 anni: la carriera e il rapporto con la scuola, fu espulso dopo una lite con un docente

Redazione

Emilio Fede, il noto giornalista nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1931, è morto. Fede è stato per decenni una figura simbolo del giornalismo televisivo italiano. La sua carriera si è intrecciata con la storia del piccolo schermo, in particolare con la lunga direzione del Tg4, che lo ha reso noto e discusso protagonista della scena mediatica nazionale. Fede ha attraversato epoche diverse del giornalismo, dalla televisione pubblica alla stagione dell’informazione privata, lasciando un segno indelebile, tra successi, polemiche e scandali che hanno accompagnato la sua parabola professionale.

La carriera

Emilio Fede ha iniziato la sua carriera giornalistica in Rai, dove già negli anni Sessanta e Settanta si è fatto notare come inviato speciale e conduttore di telegiornali. La sua figura è diventata familiare al grande pubblico quando, nel 1981, è stato nominato direttore del Tg1, incarico che ha ricoperto fino al 1982. Dopo un periodo di allontanamento dalla televisione pubblica, la sua carriera ha trovato una nuova svolta con l’arrivo a Fininvest, l’azienda di Silvio Berlusconi, dove ha diretto il Tg4 dal 1992 al 2012.

Durante quei vent’anni Fede è stato il volto più riconoscibile dell’informazione di rete, spesso accusato di eccessiva vicinanza politica al leader di Forza Italia, ma anche capace di costruire uno stile personalissimo, diretto, a tratti teatrale. La sua conduzione, segnata da frasi entrate nell’immaginario collettivo e da una costante esposizione mediatica, ha reso il Tg4 un caso unico nella televisione italiana.

Parallelamente, non sono mancate le ombre: dalle polemiche sul conflitto d’interessi alle vicende giudiziarie che hanno segnato la sua parabola professionale. La sua carriera è stata un alternarsi di successi, cadute e resurrezioni, specchio di un’Italia che negli stessi anni attraversava trasformazioni profonde.

Nel suo modo di raccontare l’attualità, spesso criticato per toni eccessivamente schierati, si rifletteva un approccio all’informazione che oggi, a distanza di anni, appare come un esempio di quanto il linguaggio dei media possa influenzare la percezione collettiva. Per chi lavora a scuola, questo costituisce un terreno di riflessione prezioso: insegnare agli studenti a distinguere il fatto dall’opinione, a cogliere le sfumature della comunicazione e a non fermarsi mai al titolo o all’immagine, diventa una competenza educativa essenziale.

Il rapporto con la scuola

Parlando del suo percorso e dell’inizio della sua passione per il giornalismo, Emilio Fede ha dichiarato, a One More Time Podcast.

“Pare che scrivessi bene i temi e al primo liceo di Ostia avevo fatto i primi passi verso quello che consideravo il giornalismo. Il primo liceo l’ho fatto ad Ostia. Il professore mi chiamava sempre alla lavagna e tutta le volte trovava da ridire; io che mi ero innamorato di una ragazza del posto alla fine mi sono stufato di essere trattato continuamente da cretino e un giorno che ho preso il calamaio e io gliel’ho fatto volare in faccia. Fui espulso da tutte le scuole”.

Dopo l’espulsione, ha raccontato i suoi tentativi universitari, chiarendo: “Poi il corso di laurea in giurisprudenza non l’ho completato perché alla fine quell’amore per il giornalismo mi ha portato altrove“.

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