Emma Bonino, per decenni figura centrale della politica italiana ed europea, si è spenta lasciando un vuoto profondo nel panorama civile del Paese. Leader radicale, europeista convinta, voce determinata e spesso scomoda, Bonino ha attraversato la storia italiana dal secondo dopoguerra in avanti con una coerenza rara e una passione che hanno inciso su intere generazioni.
Nata a Bra il 9 marzo 1948, cresciuta in una famiglia piemontese di tradizioni solide, si forma all’Università Bocconi, dove si laurea in Lingue e Letterature moderne. Negli anni giovanili si avvicina alle lotte sociali, e nel 1975 fonda il CISA, il Centro per l’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, che segna l’inizio della sua instancabile battaglia per i diritti delle donne e l’autodeterminazione. Da quel momento, il suo nome diventa sinonimo di libertà, laicità, diritti civili e disobbedienza civile nonviolenta.
Eletta alla Camera nel 1976, a soli 28 anni, Bonino diventa presto un punto di riferimento della politica radicale. Al Parlamento Europeo porta avanti dossier cruciali sui diritti umani, mentre tra il 1994 e il 1999, come Commissaria europea, si distingue per rigore, competenza e capacità di intervento in scenari internazionali complessi. Gli incarichi governativi — dal Ministero del Commercio Internazionale al Ministero degli Esteri — consolidano la sua reputazione di donna delle istituzioni, indipendente e tenace.
Instancabile anche di fronte alla malattia, Bonino affronta nel 2015 una forma di cancro al polmone con la stessa trasparenza e determinazione che ha caratterizzato ogni sua battaglia pubblica. La sua voce resta presente fino all’ultimo nei dibattiti su Europa, immigrazione, diritti umani, stato di diritto, liberalismo e laicità dello Stato.
Nel 2018 Bonino, parlando di occupazione e formazione ha detto: “La scuola deve preparare più e meglio al lavoro: va bene il boom del liceo classico, ma nei Paesi vicini alla piena occupazione come la Germania cercano più ingegneri e operai specializzati che non dei latinisti“.
Emma Bonino lascia l’immagine limpida di una combattente civile: una donna capace di unire fermezza e gentilezza, pragmatismo e visione, rigore e compassione. Una figura che ha attraversato il nostro tempo ricordandoci che la libertà non è mai conquistata una volta per tutte, ma richiede cura, coraggio e responsabilità.