Un film irrinunciabile, e che si presta ottimamente ad una proposta didattica multidisciplinare per l’ultimo anno dei Licei: Norimberga di James Vanderbilt (2025). Il film è incardinato sul confronto psicologico tra lo psichiatra statunitense Douglas Kelley (impersonato dal bravissimo Rami Malek) e il gerarca nazista Hermann Göring (uno spettacolare Russell Crowe). Educazione civica in primis, ma anche Filosofia, e soprattutto Storia, le materie interessate.
Il modulo didattico potrebbe intitolarsi La mente del male e la giustizia; tra proiezione del film, lezioni e dibattito finale, potrebbero bastare 10/13 ore, con l’obiettivo di comprendere le origini della tutela internazionale dei diritti umani, prendendo le mosse dall’analisi filosofico-psicologica dei totalitarismi e dal superamento del trauma della Seconda Guerra Mondiale.
Il film è tratto da Il nazista e lo psichiatra, saggio di Jack El-Hai, autore e giornalista americano. Vero protagonista della pellicola è il tentativo giudiziario e clinico di comprendere il modo di ragionare e la sfera emozionale dei gerarchi nazisti, macchiatisi di tali nefandezze da diventare oggetto di studio per giuristi e specialisti della psiche. Occorre far riflettere gli studenti (oggi spesso disabituati a farlo): anzitutto sulla necessità di garantire processi giusti anche al peggior criminale, persino se colpevole di genocidio; in secondo luogo sul legame tra repulsione e fascinazione nei confronti del male. La riflessione può essere innescata da un questionario, da compilare subito dopo aver visto il film.
Poi si può favorire il dibattito tra gruppi della classe su un tema filosofico e giuridico. Ad esempio questo: “È giuridicamente corretto giudicare un imputato applicando norme penali internazionali che non erano ancora state formalmente codificate quando il fatto è stato commesso?”.
Si può poi far scrivere un saggio breve sul tema: “Esaminare la capacità del film di Vanderbilt nel delineare le sfaccettature e le contraddizioni dell’animo umano di fronte al male sistemico, arricchendo l’analisi attraverso i riferimenti filosofici studiati”, o su altri magari più semplici, secondo il livello medio della classe.
Le lezioni che possono scaturire da questo lavoro riguardano il dibattito giuridico (Hans Kelsen, Gustav Radbruch) e filosofico (Hannah Arendt, Erich Fromm, Hans Jonas). Inoltre si può sondare anche l’aspetto psicologico-emotivo, partendo dal trauma dei testimoni e dei sopravvissuti.
È opportuno far riflettere gli studenti sul principio del Befehlsnotstand, “obbligo di obbedienza agli ordini”, ossia l’obbedienza cieca a ordini superiori, col quale i criminali nazisti tentarono di giustificare il proprio operato.
Il dilemma giuridico di Norimberga, cui lo stesso Hermann Göring si aggrappò, era la presunta illegittimità dell’accusa formale di “crimini contro l’umanità”: un’incriminazione retroattiva che mise in discussione il fondamentale principio di non retroattività della norma penale.
Questione ulteriore era quella del giusnaturalismo contro il giuspositivismo: e qui entriamo nel campo dell’educazione civica. I gerarchi si dichiaravano innocenti perché avevano semplicemente applicato norme e ordini vigenti nel loro Paese in quel momento (secondo i principi del positivismo giuridico: «Abbiamo obbedito alle leggi del nostro Paese»). Il tribunale di Norimberga respinse questa scusa affermando che esistono diritti umani fondamentali e universali, validi per tutti, che superano qualsiasi legge scritta o ordine ingiusto stabilito da uno Stato (giusnaturalismo: esiste un diritto universale e sovraordinato, intrinseco alla dignità umana). Utile far riflettere i ragazzi sull’importanza del prevalere di questo secondo principio anche in presenza dei tentati genocidi degli ultimi 35 anni. Principio per il quale valgono ancora le riflessioni di Lorenzo Milani: L’obbedienza non è più una virtù (titolo di un libro del 1965 con alcuni suoi scritti in materia di obiezione di coscienza).
Il processo di Norimberga, difatti, gettò le basi per la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e per l’istituzione della Corte Penale Internazionale, che oggi vari governi (di estrema destra, ma non solo) cercano attivamente di delegittimare.
Dal punto di vista storico, i temi di studio sono la transizione post-bellica, la cattura dei capi del Reich e la nascita dei due blocchi geopolitici contrapposti nella Guerra Fredda. Si possono esaminare in classe i filmati originali dei campi di concentramento e gli Atti del Processo. Nel 1945 la scoperta dei campi di sterminio suscitò orrore, come si vede anche nel film, che rievoca la fase del processo in cui i filmati vennero mostrati ai giudici.
Il Tribunale Militare Internazionale fu frutto di un accordo tra le potenze alleate, cosicché la fine della guerra non venne vissuta come vendetta , ma come trionfo della legalità internazionale. Ne nasceva un mondo nuovo, impegnato nella ricerca della pace e nella tutela dei diritti umani, che oggi sembra sul viale del tramonto.
In filosofia, il legame claustrofobico Kelley-Göring e la scomposizione della psiche del carnefice si possono analizzare sulla scorta de Il fascismo eterno di Umberto Eco e de La banalità del male di Hannah Arendt, nonché di “Anatomia della distruttività umana” di Erich Fromm. Il percorso didattico permetterà agli studenti e alle studentesse di commisurarsi con temi etici, psicologici e filosofici stimolanti e forieri di ulteriore crescita interiore autonoma, fuori dalle mode e dalle credenze distruttive del nostro tempo.