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Aggiornato il 28.09.2025
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Esame di Stato o di Maturità ? I pro e i contro. Proteo: chi vorrà protestare parteciperà all’orale ma troverà altri modi

Riprende in settimana nella Commissione Cultura del Senato l’esame della legge di conversione del decreto sulla revisione dell’esame di Stato e su altre misure in ambito scolastico.
Nei giorni scorsi si sono svolte numerose audizioni e il dibattito si preannuncia interessante.
In particolare c’è da aspettarsi che si discuterà molto anche sulla decisione del Governo di modificare il nome dell’esame che non sarà più “esame di Stato”, ma diventerà “esame di maturità”.

Cosa dice l’ANP

Nel corso delle audizioni l’Anp si è mostrata d’accordo sostenendo che “il cambiamento terminologico riafferma la vocazione formativa dell’esame conclusivo del secondo ciclo, ponendo l’accento sulla valutazione del grado di maturazione personale degli studenti e sulla funzione orientativa per le scelte post-diploma; oltre alla verifica delle conoscenze, abilità e competenze disciplinari dello studente, acquistano rilievo il grado di maturazione personale e l’impegno dimostrato nell’iter scolastico”.

La posizione di Cgil, Cisl e Uil

Posizione simile quella della Uil-Scuola che accoglie positivamente “il principio secondo cui l’Esame di Stato debba valutare non solo conoscenze e competenze, ma anche maturazione personale, autonomia e responsabilità dell’alunno, in una prospettiva di sviluppo integrale della persona”.
All’opposto, Flc-Cgil ritiene che il ritorno al termine “maturità” riduca il valore istituzionale e nazionale della prova con il rischio di mettere in discussione anche il valore legale di titolo di studio.
Cisl-Scuola sottolinea: “Se l’intento è quello di sottolineare un passaggio all’età adulta, fermo restando peraltro che candidate e candidati hanno in genere già conseguito legalmente lo status di persona maggiorenne, va osservato che rilevare e/o valutare la maturità di un soggetto, operazione già in sé problematica, lo diventa ancor di più con un esame che torna a essere più connotato in senso disciplinare”.

Gli esperti Corsini e Perla

In sede di audizione, Cristiano Corsini, docente di pedagogia sperimentale all’Università di Roma Tre In generale, ha evidenziato che “la ridenominazione di esame di Maturità rischia, in assenza di solide fondamenta metodologiche, di contraddire gli orientamenti più recenti in materia di competenze, di individualizzazione e di valorizzazione delle specificità individuali”.
Secondo la pedagogista Loredana Perla, coordinatrice della Commissione che ha redatto il testo delle Nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo, sostiene invece che il termine “riflette il cambio di paradigma nella concezione dell’esame stesso, le cui finalità si ampliano significativamente, perché oltre a conoscenze e competenze disciplinari, il nuovo esame si propone di valutare altresì il grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità acquisiti dai candidati”.

MCE e Proteo

Venendo ai pareri espressi dalle associazioni audite va segnalato che il Movimento di Cooperazione Educativa ritiene che “il ritorno alla denominazione di “esame di maturità” non risponda a esigenze educative, ma rappresenti piuttosto uno slogan retorico, funzionale a ribadire la distanza gerarchica e autoritaria tra l’adulto valutatore e l’adolescente che deve dimostrare la propria maturità”.

Di particolare interesse il punto vista di Proteo Fare Sapere che si sofferma sulla disposizione secondo cui, d’ora innanzi, chi non svolgerà regolarmente tutte le prove non potrà in alcun modo superare l’esame.
Proteo (il presidente è il pedagogista Massimo Baldacci) è entrata più di altri nel merito della questione.
“L’aver reso formalmente obbligatoria la prova orale non apporta nessun significativo cambiamento rispetto alla situazione attuale poiché gli alunni che non si presentano all’orale in ogni caso non superano l’esame”.
“Tale formulazione – prosegue l’associazione – appare sostenuta dall’intento di evitare di replicare situazioni di dissenso che in verità potrebbero assumere forme diverse da quelle manifestate nullificando l’intento punitivo che traspare dal provvedimento”.
“La soluzione di un irrigidimento del sistema motivato di fatto dalla scelta di reprimere il dissenso non ci sembra in linea con l’orizzonte di dialogo che sempre va mantenuto all’interno delle comunità educanti volto a comprendere le ragioni del malessere”.
E c’è un punto anche giuridico di cui forse il Ministero farebbe bene tenere conto: “Riteniamo che la soluzione adottata a livello formale sia foriera possibili contenziosi laddove è stato usato l’avverbio regolarmente che se non specificato assume contorni di indefinitezza e una certa possibile arbitrarietà”.

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