Home Attualità Esami di stato: Francia e Italia destino comune

Esami di stato: Francia e Italia destino comune

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In Francia, la struttura degli esami di maturità è molto diversa rispetto all’Italia. Il “Baccalauréat” – per tutti più semplicemente “Bac” – è un’antica e gloriosa istituzione, con più di due secoli di storia, che a lungo ha goduto di grande prestigio. Non è un caso se fino a una ventina di anni fa la percentuale di giovani diplomati non superava, alla fine di ogni sessione d’esami, l’80%: appena il 65% nel 1980, il 78% nel 1999, il 79,5% nel 2000. Rigore e severità contraddistinguevano questo cosiddetto rito di passaggio, tanto che ottenere il Bac era considerato un vero e proprio esempio di riuscita sociale, soprattutto per le ragazze e i ragazzi provenienti dalle classi meno abbienti della popolazione.

Poi, così come dappertutto in Europa, la società è cambiata e la scuola è diventata – vivaddio – la casa di tutti, non solo dei ceti più fortunati. Nel tempo, anche il Baccalauréat ha perso un po’ della sua “grandeur” (88,1% di studenti diplomati nell’anno pre-Covid 2019), ma continua di certo a esercitare un certo fascino presso tutte le fasce sociali e d’età e a turbare i sogni di milioni di adolescenti. Immaginate un po’, in Francia il Ministero dell’Education Nationale è uno dei più ambiti nel momento della formazione del Governo ed è tra i primi ad essere citati dalla stampa quando c’è da pubblicare – o da comunicare in televisione – la lista dei ministri…

Come sarà il prossimo “Bac”?

Oggi, tuttavia, il Governo francese si trova a dovere affrontare un problema comune a molti Paesi europei: come organizzare i prossimi Esami alla luce della pandemia che di certo non scomparirà come per incanto nei prossimi mesi? Proprio qualche giorno fa, uno dei più prestigiosi quotidiani francesi, Le Figaro, ha pubblicato un articolo dal titolo “ Bac 2021: l’organizzazione degli Esami dipenderà dal Covid 19”, in cui si dà conto del decreto del Governo, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che rinvia ogni decisione sull’organizzazione degli Esami, riservandosi di decidere in via definitiva sino a quindici giorni prima dell’avvio degli stessi.

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Ed è proprio questo brevissimo lasso di tempo a inquietare studenti, famiglie, docenti e sindacati: pragmatismo o impreparazione? E’ questa la domanda che si pongono un po’ tutti, tanto più – sostengono i principali sindacati di categoria – che da quest’anno c’è una nuova prova, il cosiddetto “grand oral” , un orale di circa venti minuti in cui ogni studente dovrà esporre, in modo argomentato e convincente, in che modo le discipline di indirizzo studiate siano state utili per la progettazione del proprio avvenire professionale. E nessun docente è stato ancora formato sulle modalità di svolgimento e di votazione della prova.

E i prossimi esami di Stato?

La situazione in Italia è molto simile. A meno di sei mesi dall’inizio degli Esami di Stato, la posizione del MIUR  non è ancora pervenuta. E gli studenti cominciano a prendere posizione: su Change.org è stata avviata una petizione che ha già raccolto circa ventimila firme per richiedere l’annullamento degli Esami di Maturità, estendendo anche agli studenti dell’ultimo anno delle superiori la procedura dello scrutinio finale semplice. Se possiamo permetterci da dare un consiglio – senza arrivare al punto di annullare gli Esami e considerato che abbiamo un vantaggio di tempo rispetto allo scorso anno – è inutile procedere alla scelta delle materie da assegnare ai commissari esterni e delle altre da assegnare agli interni. Ad oggi, la curva dei contagi non accenna a scendere in modo significativo ed altre interruzioni della didattica in presenza potrebbero essere necessarie. Ecco perché pensiamo che quest’anno si potrebbe procedere a un Esame – serio e rigoroso – da svolgersi con una commissione interna, l’intero Consiglio di Classe, con un Presidente esterno che faccia da garante della correttezza delle operazioni. Del resto, dal 2001 al 2007, gli Esami di maturità sono stati svolti in questo modo, che ha, a nostro avviso, un punto di forza notevole: il voto finale sarebbe di certo più rispondente alla storia personale, alle conoscenze e competenze realmente acquisite da ciascun alunno.

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