Il Rapporto Censis 2026 dal titolo “Essere genitori oggi” dedica un’analisi approfondita alla scuola, descrivendola come un fondamentale “foro educativo” che oggi coinvolge i genitori in modo molto più diretto e pervasivo rispetto al passato. Il paragrafo 11 del documento delinea un cambiamento di paradigma: la “delega in toto” agli insegnanti, tipica di altre epoche, è stata definitivamente abbandonata a favore di un protagonismo crescente di madri e padri che seguono il percorso dei figli almeno fino alla maturità.
Questa nuova centralità dei genitori nella sfera scolastica nasce, secondo il Censis, da una strutturale crisi di reputazione sociale dell’istituzione scuola e del corpo docente. Nonostante un “declassamento” spesso immeritato, gli insegnanti si trovano a fronteggiare sfide epocali: colmare lacune strutturali e relazionarsi con generazioni che utilizzano codici socioculturali radicalmente diversi dai propri. L’emergenza sanitaria ha messo a nudo questi ritardi, ma ha anche evidenziato lo sforzo straordinario dei docenti nel non lasciare soli gli alunni.
Contrariamente alla narrativa mediatica che descrive un conflitto perenne tra scuola e famiglia, il rapporto certifica che la fiducia resta il pilastro del sistema. Il 72,4% dei genitori dichiara infatti di fidarsi degli insegnanti. Questo sentimento è particolarmente forte tra i genitori più anziani (80,4%) e tra i laureati (73,4%), mentre scende leggermente tra i genitori più giovani (67,3%).
Ecco nel dettaglio come si distribuisce la fiducia tra le diverse categorie:
Nonostante la tendenza di alcuni genitori a invadere ambiti didattici, solo una minoranza ritiene che gli insegnanti diano troppe responsabilità alle famiglie (26,1%) o che abbiano pretese eccessive verso i figli (21,2%). Ciò che i genitori chiedono oggi è soprattutto informazione costante: l’87,6% esige di essere aggiornato puntualmente su voti e verifiche, trasformando registri elettronici, mail e chat in strumenti di monitoraggio quotidiano.
Uno dei punti più controversi riguarda l’uso delle tecnologie. Emerge qui un vero e proprio paradosso educativo: sebbene i genitori siano i primi a fornire smartphone e accesso ai social ai figli in età precocissima, il 66,7% di loro ritiene che l’uso dei cellulari debba essere proibito nelle classi. Si tratta di una sorta di “scarico di responsabilità” verso la scuola, a cui si chiede di adottare il “pugno di ferro” che spesso manca tra le mura domestiche.
Nel frattempo, l’innovazione non si ferma: il 32,5% dei genitori riferisce che i propri figli utilizzano l’Intelligenza Artificiale (come ChatGPT o Gemini) per farsi aiutare nei compiti a casa. Il Rapporto avverte però che il “proibizionismo puro” all’interno delle scuole rischia di essere illusorio e autolesionista. Trasformare le aule in contenitori “sottovuoto” distanti dalla realtà tecnologica esterna non aiuta la formazione: la vera sfida sarà regolare il digitale per massimizzarne le opportunità didattiche, azzerandone gli effetti antieducativi.