Con l’arrivo delle belle giornate e della primavera arrivano puntuali le circolari scolastiche in merito al dress code a scuola. Un liceo di Roma ha fatto una lista degli indumenti da evitare.
Ecco cosa c’è scritto: “Nell’ovvia considerazione che i concetti di decoro e sobrietà sono suscettibili di varietà interpretativa e senza voler limitare la libertà individuale, si raccomanda di non indossare, per i suddetti motivi di decoro e rispetto, abiti che evochino tenute estive, o anche balneari, come pantaloncini corti, bermuda, canottiere, pantaloni evidentemente strappati, magliette troppo corte o attillate, ciabatte, infradito, in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento d’Istituto e si ricorda a tutto il personale scolastico di vigilare sul rispetto di queste disposizioni”.
“Si precisa inoltre che, per ragioni di sicurezza (per esempio, in caso di necessità di evacuazione dell’edificio), è vietato indossare scarpe con zeppe o tacchi troppo alti”.
Come funzionano i divieti in alcuni casi estesi ai docenti e come si sanziona un insegnante che indossa abiti succinti o poco consoni all’ambiente scolastico? Le circolari che riportano divieti per docenti sono legittime? A rispondere a questa domanda Patrizia Basili, dirigente nazionale della Gilda degli Insegnanti, e Cristina Costarelli, dirigente Associazione Nazionale Presidi Lazio.
E gli esperti, cosa dicono? Per la psicologa e psicoterapeuta Giuliana Proietti, “l’obiettivo della scuola, prosegue, dovrebbe essere quello di educare le giovani generazioni, non di censurare i loro comportamenti, per quanto stridenti essi possano essere rispetto alle aspettative”. Per questo suggerisce un confronto aperto sul tema con gli studenti e le famiglie, anziché degli obblighi calati dall’alto. Sulla stessa lunghezza d’onda la sociologa e saggista Graziella Priulla. “Si sta prestando molta attenzione al tema del dress code, anche dal punto di vista del rischio della sessualizzazione. Ma esistono pure i rischi legati a un consumismo esasperato che porta all’ostentazione del denaro, che parte già all’asilo, dove i bambini cercano già lo zainetto, le scarpe, gli abiti firmati“.