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Eurispes: Shoah, aumenta il fenomeno del negazionismo

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“Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”. Partendo dal concetto espresso dal filosofo e scrittore spagnolo George Santayana (Jorge Agustín Nicolás Ruíz de Santayana y Borrás) in The Life of Reason, or the Phase of Human Progress e che si può leggere, inciso in trenta lingue, sul monumento all’ingresso del campo di sterminio di Dachau, il ricordo dell’Olocausto rappresenta un monito per il presente e il futuro.

In un periodo in cui si diffondono tentativi di “revisionismo” e addirittura di “negazionismo” che tendono a falsificare la drammatica storia che caratterizzò il periodo antecedente la II guerra mondiale, la Shoah, la Resistenza in Italia e in Europa.

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Il “Giorno della Memoria” si celebra il 27 gennaio, ma le iniziative proseguono anche in giorni successivi

Come abbiamo scritto in un articolo che affronta diverse tematiche del Giorno della Memoria: dalla Shoah e dalle persecuzioni subite da tutti i deportati nei campi di concentramento, alle leggi razziali introdotte in Italia nel 1938 dal governo fascista e firmate dall’allora re Vittorio Emanuale III, da cenni storici che spiegano la scelta del 27 gennaio come “Giornata” per non dimenticare, alle testimonianze dei sopravvissuti ai lager o di loro familiari, da alcune iniziative che riguardano le scuole (anche nei giorni successivi al 27 gennaio), al pericolo di rigurgiti nazi-fascisti.

Indagine Eurispes, i dati sul “negazionismo” non sono confortanti: non bisogna abbassare la guardia

Una indagine Eurispes effettuata recentemente (contenuta nel Rapporto Italia 2020 e a cui fa cenno su questa testata anche un altro articolo che riporta alcune dichiarazioni di Liliana Segre, testimone dell’Olocausto, in occasione del Giorno della Memoria) mette in rilievo che sono in aumento i “negazionisti” anche in Italia: la percentuale di coloro secondo i quali lo sterminio degli ebrei per mano nazista non è mai avvenuto è aumentata in circa 15 anni dal 2,7% al 15,6% (con un 4,5% addirittura “molto d’accordo” sul negare la Shoah e un 11,1% “abbastanza d’accordo”). Sale anche la percentuale (dall’11,1% al 16,1%) di chi sostiene che la persecuzione sistematica degli ebrei non avrebbe prodotto così tante vittime.

Guardando all’attualità emerge che il 61,7% del campione coinvolto nella ricerca Eurispes afferma che i recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese. Meno propensi a definire gli episodi antisemiti casi isolati sono i cittadini più giovani: meno della metà dei 18-24enni (46,7%) ed il 50,8% dei 25-34enni ritiene che si tratti di casi isolati.

Ed emerge un dato abbastanza allarmante: il 37,2% pensa che gli atti di antisemitismo siano “bravate messe in atto per provocazione o per scherzo” (stavolta i meno d’accordo su questo tipo di definizione riduttiva sono le fasce di età più “mature”).

Solo per meno della metà del campione che ha partecipato all’indagine (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza di questo fenomeno.

Comunque la si pensi, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo.

Sono molti comunque i giovani che non sottovalutano il pericolo di una recrudescenza del fenomeno nazi-fascista

E anche nel caso in cui è avvertito il rischio di una recrudescenza di fenomeni legati alla matrice nazi-fascista che prima della seconda guerra mondiale e durante gli anni del conflitto portarono a efferati crimini, le persone che maggiormente non ridimensionano e non sottovalutano il pericolo sono i più giovani: oltre la metà della fascia tra i 18 e i 24 anni (57,1%).

Ed è bene così perché a parte notizie di cronaca anche recentissime che fanno riferimento non solo a svastiche, scritte razziste ed omofobe, ma anche a reclutamento di volontari per la pianificazione di azioni violente, ci sono gruppi che si muovono talvolta sottotraccia, con organizzazioni che in Europa (e non solo) tendono a compattare pericolose alleanze transnazionali di ispirazione nazi-fascista, che non vanno sottovalutate né tollerate.

Infine, facendo riferimento all’affermazione secondo cui “molti pensano che Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio”, si attesta al 19,8 la percentuale degli intervistati (nel contesto dell’indagine Eurispes) che la pensa così. Magari, studiare un po’ meglio la storia sarebbe utile!